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Amico o nemico, difficile intuirlo
Uno studio condotto negli Stati Uniti ha messo in luce la difficoltà dei bambini con ritardo mentale [disabilità intellettiva] nell’interpretare correttamente le intenzioni, ostili o amichevoli, di una relazione sociale quando le informazioni provenienti dal contesto non sono coerenti, per esempio se nell’ambito di un evento negativo ricevono segnali benevoli.
Come è noto, le abilità o competenze sociali (social skills) sono un elemento importante del comportamento adattivo (adaptive behaviour, vale a dire l’insieme di abilità concettuali, sociali e pratiche acquisite con l’apprendimento, che permettono alla persona di vivere e adattarsi alla vita di ogni giorno) tanto che l’AAMR (American Association on Mental Retardation) le ha elencate tra uno dei 3 domini del comportamento adattivo che possono essere compromessi nei bambini con ritardo mentale. Anzi, nelle forme più lievi, possono essere l’aspetto prevalentemente interessato.
Nell’ambito delle abilità sociali, assume un rilievo particolare la percezione sociale (social perception) come strumento per interpretare il contesto e, in particolare, le intenzioni di una persona con cui si entra in relazione. Una corretta interpretazione permette di adottare strategie comportamentali adeguate nelle relazioni tra pari, privilegiando per esempio la capacità di mediazione rispetto all’aggressività.
L’interpretazione diventa difficile se i segnali non sono coerenti. In questo caso il bambino con ritardo mentale sarebbe più disorientato di un coetaneo nell’integrare e valutare i segnali ricevuti.
Alla sperimentazione hanno partecipato 58 bambini con ritardo mentale (QI ≤75 e ritardo di almeno 2 anni per l’età anagrafica secondo metodi validati; età 7-12 anni, media 9,7 anni) e 189 bambini di controllo (età 7-12 anni, media 8,5 anni).
E’ stata loro proposta la visione di 13 scenette videoregistrate. In ciascuna veniva rappresentato un evento negativo accaduto a scuola a un bambino-attore associato a segnali e informazioni sulle intenzioni del personaggio che aveva determinato l’evento stesso. Le scenette erano riconducibili a 3 tipologie di situazione. In tutte era presente un elemento di conflitto o incoerenza:
1. evento negativo accompagnato da una relazione sociale con intenzioni benigne (5 sceneggiature). Esempio: un bambino spinge il compagno ma poi si scusa;
2. evento negativo accompagnato da una relazione sociale falsamente benevola/ostile (4 sceneggiature). Esempio: un bambino spinge volontariamente il compagno e lo guarda con ostilità;
3. evento negativo accompagnato da reazioni emotive del bambino-attore che lo subiva non proporzionali alla rilevanza dell’evento stesso (4 sceneggiature).
Esempio: il bambino che subisce l’episodio negativo ha una reazione emotiva che enfatizza l’evento stesso, ovvero, una reazione emotiva che ne smorza la rilevanza.
Al termine di ogni proiezione sono state formulate ai bambini alcune domande per valutare la loro percezione del contesto e la loro interpretazione sulle intenzioni del bambino-attore che aveva determinato l’evento.
Dall’analisi dei commenti dei bambini è risultato che l’evento negativo era stato correttamente decodificato dal 90% dei bambini con ritardo mentale e dal 98% dei bambini di controllo; il segnale sociale dal 72% e dall’88% rispettivamente.
Quando si trattava di integrare ed elaborare le informazioni i risultati indicavano per le diverse tipologie di scenette che:
1. la situazione veniva correttamente interpretata dal 78% dei bambini con ritardo mentale e dall’89% dei bambini di controllo (p<0,001).
2. la situazione veniva correttamente interpretata dal 77% dei bambini con ritardo mentale e dall’84% dei bambini di controllo (p<0,05).
3. la situazione veniva correttamente interpretata dal 65% dei bambini con ritardo mentale e dall’84% dei bambini di controllo (p<0,001).
Parallelamente alla visione della scenette, è stato chiesto agli insegnanti dei bambini di completare un test standardizzato (la Walker-McConnell Scale of Social Competence and School Adjustment) che esprime le abilità sociali nelle relazioni con i docenti e con i compagni di classe. I punteggi di questo test erano in relazione con l’accuratezza interpretativa di ciascun bambino di fronte alle scenette.
In conclusione, da una sperimentazione condotta con rigore scientifico e dai suoi risultati viene confermato un dato di cui tengono abitualmente conto tutti coloro che nella quotidianità stanno accanto ai bambini con ritardo mentale: la possibilità che restino disorientati di fronte a una relazione con messaggi e segnali confusi o non coerenti.
Bibliografia: Leffert JS, Siperstein GN, Widaman KF. Social perception in children with intellectual disabilities: the interpretation of benign and hostile intentions. Journal of Intellectual Disability Research 2010;54:168-80.
e-mail: james.leffert@comcast.net
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