Sogni, segni, disegni
Babbo Natale Stappato
Davide Longo
Un racconto, in forma teatrale, da leggere con mamma e papà.
VOCE NARRANTE: un adulto
ELFI: bambini e un adulto
BAMBINI DELL’EST: bambini e un adulto
BAMBINI PERUVIANI: bambini e un adulto
BAMBINI MAROCCHINI: bambini e un adulto
BAMBINI GIAPPONESI: bambini e un adulto
DOTTORE: un adulto
Sul palco la sagoma di un’enorme pancia sotto una coperta e due grandi piedi di cartone. Si sente russare.
Sapete, sapete cos’è quel che vedete?
Io ve lo dico ma già so che non ci crederete
E’ la pancia di… come si chiama? Quel tizio, quel tale?
Il nome mi sfugge, ma ha che fare col Natale!
C’è un motivo preciso se lo sentite russare,
non fa mica così: tanto per fare
La notte passata ha avuto un super lavoro
è per quello che ronfa come un castoro.
Tutta la notte ha portato regali
e guardate che… non ha mica le ali!
Non so se sapete, ma se non sapete ve lo dico
che fa il suo lavoro in un modo troppo fico!
Viaggia sopra una slitta tirata da renne
che volano in cielo anche senza le penne,
gira il mondo e si infila dentro i camini
non bussa, non chiama, non sveglia i bambini.
Lascia i doni sotto l’albero o attorno al presepe
poi riparte, veloce, come se sul sedere avesse il pepe.
Adesso però che ha finito il lavoro
buonanotte, silenzio e sogni tutti d’oro.
Entrano gli elfi, facendo attenzione a non fare rumore, vestiti in maniera simile e con un cappello in testa. Tra loro un adulto.
A fare la guardia, a evitare ogni disturbo
ci pensano gli elfi, sono 5 per turno
Babbo Natale! Adesso mi è venuto il nome!
Sono suoi quei piedoni, è suo quel pancione.
Si sente bussare, in maniera insistente. Gli Elfi si spaventano. Sono preoccupati che Babbo Natale si svegli.
Ma accidenti, che succede! Chi bussa alla porta?
Se si sveglia Papà Natale, poi c’ha la luna storta?
Gli elfi sono confusi, non sanno che fare,
“Qui bisogna rispondere o continueranno a bussare.
Allora, coraggio, andiamo ad aprire”.
E chi c’è dietro la porta? Non lo potreste dire.
Entrano in scena un gruppo di bimbi (chiamiamoli europei) che tengono in mano ciascuno un pacchetto di biscotti. (Tra loro c’è un adulto). Sembrano arrabbiati e delusi.
Sono russi, italiani, rumeni e albanesi
che gridano in coro “Per il naso ci ha presi!”
“Avevamo chiesto per regalo i Gormiti
e non un sacchetto di biscotti squisiti!”.
Gli Elfi si disperano: non era mai capitato
che Babbo Natale si fosse sbagliato.
Ma ormai non c’è proprio niente da fare,
Natale è passato non si può rimediare.
Si sente suonare il campanello, più volte. Gli Elfi si spaventano, poi di nuovo confabulano senza sapere che fare. Sta succedendo qualcosa con cui non erano preparati.
Intanto qualcuno preme il campanello
qui è tutto un via vai, ci vorrebbe un bidello.
Gli elfi veloci vanno ad aprire la porta
entrano i bimbi peruviani con in spalla una sporta.
Entrano in scena un gruppo di bimbi peruviani. Uno di loro tiene in spalla uno zaino o un sacco. Sono arrabbiati e delusi. (Tra loro c’è un adulto). Al momento giusto tirano fuori dal sacco una grande pignatta.
“Ma che succede a quel matto di Babbo Natale?
Ci ha fatto uno scherzo o ci ha voluti burlare?
Chiedevamo da tanto soldatini di latta,
e lui che ci porta? Questa grande pignatta”
Gli elfi son disperati, “Mamma mia, che disastro!
Babbo Natale quest’anno è stato proprio un impiastro”.
Ma non è ancora abbastanza perché dall’altro portone
entra un gruppo di bimbi che vien dal Giappone
Entrano in scena un gruppo di bimbi giapponesi, che tengono in mano pacchetti di latte e di cioccolato. (Tra loro c’è un adulto).
Stanno quasi piangendo, sono proprio arrabbiati
“Babbo Natale – dicono – ci ha proprio fregati!
Noi gli abbiamo chiesto un monopattino cromato
e sotto l’albero abbiamo trovato latte e cioccolato.
Gli Elfi non sanno dove sbattere la testa
quest’anno il Natale non è proprio una festa!
Ma quella più bella deve ancora venire
e lo scoprono quando vanno di nuovo ad aprire.
Entrano in scena un gruppo di bimbi marocchini, che tengono in mano tazze e di cioccolato. (Tra loro c’è un adulto).
Quelli che entrano sono i bimbi marocchini
che in mano hanno tazze colorate e cucchiaini.
“Abbiamo chiesto a papà Natale bambole belle
e lui ci ha portato cucchiai e scodelle”.
Il capo degli elfi ha sentito abbastanza
“Adesso silenzio, un po’ di creanza.
Se Babbo Natale le consegne ha sbagliato
il motivo sicuro è che è molto ammalato.
Senza fare rumore, senza starlo a svegliare
il Dottore dei dottori dobbiamo chiamare.
Tutti insieme, al mio tre, gridate, ma piano
Dottor Remo Pernigi, Gran Ciarlatano!”
Entra in scena il Dottore, interpretto da un adulto vestito con un camice bianco e qualche altra bizzarria (parrucca, grandi occhiali). Ha una grande borsa.
Ecco che arriva il gran dottorone
con il suo stetoscopio e anche il borsone.
“Dov’è l’ammalato di certo ho la cura
vedrete che la bua gli passa sicura!”.
Tutti i bambini gli si fanno intorno e cercano di dirgli quel che è capitato. Gran confusione.
Tutti insieme raccontano quel che è capitato,
si fa un gran baccano, un su e giù scalmanato
“Ho capito, ho capito, andate a sedere,
il problema è risolto, state a vedere.
I bimbi si mettono a sedere tutti intorno. Il Dottore chiama i quattro adulti.
Tu, tu, tu e tu, in maniera assai prudente
aiutatemi ad alzare il nostro paziente
Dietro il pancione si alza la sagoma di cartone di Babbo Natale che dorme con gli occhi chiusi. I quattro tornano a sedere. Il dottore lo visita brevemente, lo scruta dentro le orecchie con un cannocchiale.
La malattia di Babbo Natale si chiama demostipericordo,
ma in poche parole Babbo Natale è un po’ sordo.
Ho qui nella borsa il rimedio ottimale,
ora fate due gruppi e state pronti a tirare.
Il Dottore tira fuori due stura lavandini fissati ad una stessa corda, i bambini si dispongono sui due lati, come per un tiro alla fune. Al centro c’è la testa di Babbo Natale.
Al mio tre, tirate con forza e con foga
gli stappiamo le orecchie fin sotto la suola.
Il dottore dietro la testa di Babbo Natale taglia il filo e i due gruppi cadono. Le orecchie sono stappate. I bambini tornano a sedere.
Ecco fatto, adesso fatemi un poco esplorare
queste trombe di Eustacchio più grandi del mare.
Il Dottore con una pila scruta dentro le orecchie di Babbo Natale.
Accidenti, accidenti, adesso ho capito
da che cosa una volta era tutto ostruito.
Le vostre parole, le richieste, i desideri
avevano fatto un bel tappo, confondendo i pensieri.
Ora tutto è stappato vi potete servire,
perché è tutto qui dentro non c’è altro da dire.
I bambini infilano le mani nelle orecchie di babbo natale e tirano fuori ciascuno un piccolo regalino, poi tornano a sedere al loro posto.
Mentre i bimbi pescano ciascuno un regalo
nessuno si accorge di un fatto ben strano.
Il Dottore o i bimbi-adulti disegnano con il pennarello gli occhi aperti a Babbo Natale che prima li aveva chiusi. Prima uno e poi l’altro.
Babbo Natale apre un occhio, poi un altro, attenzione!
Che è stato svegliato dalla gran confusione.
“Ma cos’è questa gente, è già carnevale?
Eppure la Befana deve ancora passare”
Gli Elfi gli spiegano che ha fatto un pasticcio,
ma Babbo Natale non pare in impiccio.
“Venite bambini, venite vicino,
che voglio spiegarvi le cose per benino
Credete davvero che ho preso un abbaglio
a portarvi cioccolato, pignatta e latte caldo?
I bambini, sempre seduti, si stringono attorno a Babbo Natale.
“Nelle vostre letterine chiedevate tanti giochi,
e non potete lamentarvi di averne avuti pochi.
Ma la cosa che più serve è avere un vero amico,
magari di un paese che non avete mai sentito.
La cosa che vien meglio, per conoscere qualcuno
è sedersi attorno a un fuoco e non stare più a digiuno.
Gli elfi portano un fuoco finto di cartone
“Bambini! Mettete la pignatta sopra fuoco
che per fare merenda ci vuol così poco.
Ognuno poi ci butti quello che ha ricevuto,
una calda cioccolata sarà pronta in un minuto.
I bambini buttano nella pentola biscotti, latte e cioccolato, poi si siedono con le tazze in mano.
E mentre la beviamo ci diciamo il nostro nome,
ognuno nella sua lingua, non importa come!
Che Natale che faremo, intorno a questo fuoco
e per stare allegri mi è venuto un altro gioco.
Scambiamoci il regalo chiesto per quest’anno
senza preoccuparci di dove le nostre cose vanno.
E cantiamo una canzone perché non fa mai male
comincio io che c’ho l’orecchio, l’orecchio musicale”:
Tutti cantano una CANZONE di Natale.
“Che bellezza, che spasso, che genitori fortunati
ad avere questi bimbi, pasticcioni, ma intonati
Buon Natale e tutti quanti, anche ai cani e ai porcospini
io farei un sonnellino, se vi portate a casa i vostri bambini!
Gli elfi ridisegnano gli occhi chiusi a Babbo Natale.
FINE
© Babbo Natale stappato è stato pubblicato per gentile concessione di Davide Longo, cui sono riservati interamente i diritti d’autore.
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14 Dicembre, 2009 alle 2:00 pm
Insegno in una scuola dell’infanzia e questo bellissimo racconto mi sembra perfetto per preparare lo spettacolo di Natale dei bambini! Grazie!!!
16 Dicembre, 2009 alle 3:38 pm
ma è bellissima.