DiTo intervista Federico Vitale, allenatore di pararowing

Federico Vitale è allenatore di canottaggio e di pararowing presso la società Canottieri Cerea di Torino.

Ciao Federico, che cos’è il pararowing?
Pararowing è canottaggio rivolto a persone con disabilità. Qualcuno lo conosce sotto il termine di “Adaptive rowing”, poiché fino a pochi anni fa veniva chiamato così.

Molte persone identificano il canottagio con la canoa…
Il canottaggio si fa in barca, con una coppia di remi a testa e le barche vanno dal singolo all’otto con, che porta ben nove persone (otto vogatori e un timoniere). Si può praticare soltanto su superfici piatte e la competizione consiste nel raggiungere il traguardo navigando in linea retta, ciascuna barca all’interno di una propria corsia. La canoa arriva al massimo a quattro persone per imbarcazione, non si usano remi, ma pagaie, ha specialità sia su superfici piatte, sia su torrente (canoa slalom per es.).

A chi si rivolge il Pararowing?
Si rivolge a bambini/ragazzi con disabilità intellettiva, o fisica. Quindi in realtà comprende qualsiasi possibilità.

E’ adatto anche a situazioni di disabilità relazionali come l’autismo?
Assolutamente sì. Ovviamente ogni singolo caso va accuratamente valutato, perché è uno sport che può calmare o scatenare reazioni imprevedibili in determinate situazioni, a chi magari ha poca confidenza con l’acqua. In ogni caso è possibile comunque indossare il giubotto salvagente (che però intralcia abbastanza i movimenti, che in situazioni di già scarsa mobilità non è l’ideale). Ogni barca inoltre è seguita in modo ravvicinato dall’allenatore.

Qual è l’età consigliata per iniziare?
In generale l’età consigliata per chiunque voglia iniziare sono i dieci anni: prima è difficile, perché occorre una ceta forza fisica per spostare i remi.

Proponete corsi specifici in base al tipo di disabilità?
Di solito valutiamo in base ad ogni situazione: qualche ragazzo è stato inserito in barca con gli altri ragazzini, ma di solito sono corsi uno a uno, individuali.

Quanto dura più o meno un corso?
Attualmente siamo in grado di proporre dei pacchetti adatti ad ogni singola persona, in base a quello che viene richiesto: se si avvicina l’inverno e uno è un po’ incerto facciamo un corso un po’ più breve. Mediamente cerchiamo di fare almeno una decina di uscite per cominciare.

Nei mesi invernali sospendete?
Non sospendiamo mai, soprattutto con la squadra agonistica o con chi fa attività seriamente da anni. Se uno è già capace si scalda velocemente, se sta imparando sicuramente il freddo non aiuta, quindi in questo caso proponiamo un corso più “soft”.

I guanti d’inverno sono permessi?
Sarebbe meglio non usarli, perché tolgono aderenza sul remo…poi ci sono i casi in cui c’è chi è più tranquillo ad usarli.

Allenate pararowing anche anche a livello agonistico?
Certo, abbiamo una squadra una squadra agonistica decisamente ben nutrita, sia sugli adulti, sia sui ragazzi.
Non avendo attualmente al Cerea una squadra paralimpica, collaboriamo su questo con la società Canottieri Armida di Torino, che ha un grosso gruppo paralimpico.

Quindi partecipano alle paraolimpiadi?
Alle paralimpiadi di pararowing non ha partecipato nessun piemontese quest’anno. La nostra squadra ha però partecipato a campionati italiani, dove sempre si classificano in medaglia, per cui a livello naizonale è comunque un buon gruppo competitivo.

Quanti allenatori di pararowing ci sono al Cerea?
Siamo due allenatori fissi, io e Caterina. All’Armida siamo in cinque.

Com’è il rapporto con i genitori?
Di solito è abbastanza facile, nel senso che trovano un ambiente sereno, quindi sono sempre molto collaborativi per quel che riguarda sia gli spostamenti che nel capire che in caso di gare bisogna essere pronti a qualsiasi ora a portare i ragazzi e a stare loro dietro, quando occorre. Mi è capitato di genitori che con più difficoltà accettino che ci voglia più tempo delle loro aspettative per imparare, per iniziare a fare un movimento che visto da fuori sembra molto semplice, ma che in realtà a farsi è molto più difficile. Questo capita anche con qualsiasi ragazzino e qualsiasi cosa a cui ci si avvicini da fuori.

Come sono le barche? Sono adattate?
Per quanto riguarda le disabilità fisiche le barche sono adattate: sono un po’ più larghe, hanno dei galleggianti laterali che evitano che la barca si rovesci. Per garantire pari opportunità a tutti le gambe vengono bloccate entrambe, anche in caso di possibilità di muovere un solo arto.
Per quello che riguarda invece le disabilità intellettive, le barche che si usano sono quelle da mare oppure barche leggermente più larghe (talvolta hanno un galleggiante laterale aggiuntivo): in questo caso è veramente difficile rovesciarsi. Questo da un po’ di tranquillità: è una soluzione che si usa in generale sempre per chi comincia.

Come fa a vogare una persona con disabilità motoria?
Dipende dal singolo caso. Si comincia facendo muovere piuttosto anche solo le braccia, o facendo giocare il ragazzo un po’ con la barca, per fargli prendere confidenza. Dopodiché il risultato può essere differente: succede magari che ci siano dei movimenti più corti, o ci siano ragazzi che nonostante tutto abbiano una facilità particolare a remare. Penso che sia estremamente soggettiva la reazione, come d’altronde per chiunque, al primo approccio alla tecnica di voga.

Comunque bisogna avere come requisito entrambe le braccia?
Eh, quello sì… Anche se in nazionale è successo di persone che avessero una protesi al posto di una delle braccia. Bisogna trovare comunque un sistema per agganciare al remo il secondo arto, perché in quel caso si può remare con un remo solo, in cui un braccio può avere il controllo totale sul remo e l’altro fare solo da supporto.
Può esserci chi usa solo le braccia, in base ovviamente alla problematica, oppure le braccia e il tronco.

La struttura è accessibile?
Sì, in realtà ormai tutte le società, tutte le strutture, hanno la possibilità di fare ingresso e di utilizzare le barche, nel senso che comunque secondo me sono tutte barriere superabili. Non ci sono strutture “impossibili”: credo che avvicinarsi a questo sport si possa fare ovunque in Piemonte al momento.

In Piemonte ci sono altre realtà?
Sì, ci sono molte altre realtà, a Casale c’è la Canottieri Casale, sui laghi è diffuso, a partire dal lago di Candia, il più vicino, fino ad arrivare al lago d’Orta, a Pallanza e Verbania, sul Lago Maggiore. Ci sono realtà in giro in tutto il Piemonte, ovviamente dove ci sia un bacino che lo permetta.

Per partecipare è necessaria una tessera annuale?
Sì, c’è il tesseramento alla Federazione che ovviamente dà una copertura assicurativa, dopodiché bisogna sempre presentare un foglio medico necessario ormai per qualsiasi corso di attività sportiva.
Un’ultima cosa che uno pensa sia scontata, però è sempre bene ripetere: bisogna sapere nuotare e stare a galla, perché facendo uno sport sull’acqua, anche se dalle barche è quasi impossibile cadere, è bene non mettersi in condizioni di rischio.

Come permettete l’entrata in barca delle persone con disabilità?
Nei casi di disabilità fisico-motoria aiutiamo direttamente noi istruttori, senza ricorrere ad ausili. Il carrello è bloccato, per cui la salita in barca è più stabile.

Raccontami un aneddoto…
Devo dire … un’esperienza bellissima: sono andato con quattro ragazzi con disabilità a gareggiare a Firenze. La mattina era veramente faticoso: già la sveglia per recarci in gara era fissata sulle 6.30, ma uno sbagliava e anticipava la sveglia di un’ora, un altro si svegliava due ore prima perché doveva pulirsi bene prima della gara, per far bella figura e ovviamente per la tensione. Facendo sport in gruppo ci sono tanti risvolti divertenti.

Quando andate a fare le gare, come fate per chi ha bisogno di assistenza alla persona, per andare in bagno, lavarsi…
In caso di situazioni particolarmente difficili le famiglie possono accompagnare l’atleta.
Se i genitori si sentono tranquilli, cerchiamo comunque di organizzarci affinché le cose vadano nel modo migliore per l’atleta. In ogni caso sono ragazzi, abituati ad arrangiarsi e a convivere sia con i sacrifici richiesti dallo sport che con le loro difficoltà. Sanno che possono contare su di noi allenatori. E’ un’esperienza di autonomia.

Quindi imparano anche a prepararsi… da soli?
Sicuramente

Parliamo di costi. Le tariffe del pararowing sono le stesse del canottaggio?
Cerchiamo di tenerle veramente più simili possibile, è chiaro che quando occorre il rapporto uno a uno c’è una differenza.

Area onlus ringrazia Federico Vitale e la Società Canottieri Cerea


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