Inclusione scolastica: intervistiamo Sara Coccolo

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Sara Coccolo è referente provinciale per il settore Inclusione dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Torino.

Laurea in Lingua e letteratura inglese, docente presso il Liceo Classico Europeo annesso al Convitto Nazionale Umberto I, ha svolto  funzione di  vicaria del Rettore dal 2000 al 2012. Dal 2012 è distaccata presso l’ufficio V USR Piemonte – ambito di Torino –  in qualità di referente per l’inclusione degli studenti con disabilità e altri Bisogni Educativi Speciali , per la Promozione della Salute e per l’Orientamento nelle scuole di Torino e Città Metropolitana. Da tre anni segue il progetto Superiamoci per l’inserimento degli allievi con autismo nelle scuole secondarie di II grado ed è membro del Comitato Tecnico Scientifico del Master in Didattica e psicopedagogia degli alunni con disturbi dello spettro autistico attivato presso l’Università di Torino, Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione per l’a.a. 2016/17. In qualità di rappresentante del’UST di Torino, ha partecipato ai lavori della Commissione Inclusione attivata presso il Comune di Torino – Assessorato all’Istruzione – nell’ambito della Conferenza Cittadina delle Autonomie Scolastiche che ha lavorato all’Accordo di programma per l’inclusione scolastica e formativa dei bambini con Bisogni Educativi Speciali, siglato nel 2016.

 

Vorrei iniziare chiedendoti qualche informazione sull’Accordo di programma comunale per l’inclusione scolastica e formativa dei bambini e alunni con Bisogni Educativi Speciali. Quali sono gli aspetti più significativi e innovativi del documento?

Intanto, credo, vada ricordato che l’Accordo di Programma comunale per l’inclusione degli alunni con Bisogni Educativi Speciali, siglato lo scorso marzo, è il primo mai sottoscritto per la Città di Torino, quindi di per sé costituisce un risultato molto rilevante. È stato sottoscritto da tutte le istituzioni operanti sul territorio della Città di Torino che a vario titolo sono coinvolte nell’erogazione di servizi e attività per gli allievi con disabilità e altri bisogni educativi speciali. L’aspetto più significativo del documento è stato, credo, il tentativo portato avanti dalle diverse  parti coinvolte nel non accontentarsi di sottoscrivere  una mera dichiarazione di intenti che rimanesse poi solo sulla carta.

Vista l’oggettiva difficoltà in  cui ci si trova nel fronteggiare una complessità sempre più crescente, è stata da tutti condivisa l’idea  che ci si dovesse  impegnare per trovare punti di sintesi integrati e concreti che potessero migliorare l’efficacia dei vari interventi che ciascuna istituzione, per proprio mandato, si trova ad erogare. Ecco perché si è deciso che ciascun ente firmatario dovesse mettere a disposizione degli altri i  propri dati sull’inclusione. Solo conoscendosi reciprocamente sarebbe stato possibile  individuare ed elaborare interventi integrati, auspicabilmente più efficaci ed efficienti. Il fatto poi che ogni scuola, in quanto istituzione scolastica autonoma, dovesse sottoscrivere l’accordo, ha portato ad elaborare una nuova versione del Piano Annuale dell’Inclusività, che è diventato l’unico documento che le scuole devono elaborare sul tema dell’inclusione. La nuova scheda del PAI è stata strutturata per  essere importata in un database e permettere così una lettura completa e analitica dei  dati.

Un altro aspetto che sottolinerei è l’approccio interdisciplinare  che si è cercato di costruire al tavolo che ha elaborato l’Accordo. Era convinzione di tutti che soltanto una  visione multiprospettica dei problemi e dei processi potesse fare la differenza. Faccio un esempio concreto: alcuni nodi procedurali emersi dall’applicazione delle norme regionali sulle certificazioni di disabilità rendono molto difficoltoso il completamento del profilo descrittivo di funzionamento, così come prevede la norma.  Le decisioni assunte congiuntamente al tavolo propongono delle soluzioni che dovrebbero rendere il percorso certificatorio meno tortuoso, con beneficio di tutti.

Infine, grazie alla pubblicazione e diffusione di una versione sintetica dell’Accordo, tradotto anche nelle lingue straniere più rappresentative, dovrebbe essere più facile per le famiglie, e per le scuole, orientarsi.

Passerei ora alla sperimentazione del nuovo PAI (Piano Annuale dell’Inclusione) regionale. Durante l’anno scolastico 2015/2016 è stato proposto ad alcuni territori (Asti, Alessandria, Vercelli, Torino) prima di essere esteso a tutto il territorio regionale. Quali sono i risultati della sperimentazione rispetto alla validità del modello e alla modalità di compilazione e utilizzo? Possiamo dire che gli obiettivi che l’Ufficio Scolastico Regionale si era posto, ovvero ottimizzare i tempi di compilazione, evitare le ripetizioni e gli adempimenti doppi, sono stati raggiunti?

Come ho accennato, la sperimentazione del PAI digitale è uno dei risultati ottenuti con l’accordo di programma di Torino. Nel momento in cui abbiamo pensato di far compilare alle scuole una scheda per la trasmissione dei dati sull’inclusione, abbiamo pensato che il PAI, strumento di analisi e rendicontazione introdotto dalla CM 8/2013, fosse lo strumento migliore. La  scheda del PAI originaria aveva però la struttura di una semplice check list in formato word, che non permetteva una raccolta dei dati né di tipo quantitativo, né tantomeno qualitativo. Poteva essere utilizzata per un uso interno e autoreferenziale da parte delle scuole, ma non permetteva di attivare analisi e riflessioni a livello territoriale . Grazie alle competenze informatiche messe a disposizione dai tecnici della CM abbiamo costruito un database che importa i dati trasmessi da ciascuna scuola. Abbiamo chiesto alle scuole dati sia quantitativi che qualitativi che raccolgono le informazioni sui BES, sulla popolazione scolastica e le indicazioni su come le scuole si organizzano e gestiscono la complessità delle classi.  Lo scorso 15 dicembre abbiamo presentato i primi dati aggregati alle scuole della Città di Torino e presto presenteremo quelli della ex provincia. L’abbiamo intesa come una restituzione alle scuole del lavoro svolto, un’occasione per per fare il punto e riflettere insieme per progettare migliori politiche inclusive sul territorio.

Quali novità ha introdotto il nuovo modello di PAI, o meglio Scheda per l’accordo-PAI?

La scheda chiede i dati relativi a tutti gli allievi BES, così come suddivisi nelle 3 grandi categorie contenute dalla CM 8: disabilità, disturbi evolutivi specifici, svantaggio. Chiede anche informazioni sulle risorse personali e finanziarie messe in campo dalla scuola, sugli investimenti organizzativi e gestionali sul tema dell’inclusione. La situazione sulla formazione docenti e il livello di coinvolgimento delle famiglie per l’eleborazione dei PDF, PEI e PDP .

Che cosa comporta il passaggio al nuovo PAI per le famiglie?

Il PAI è uno strumento che la scuola utilizza per fare il punto sulla propria inclusività e va da sé che, se ben utilizzato al proprio interno,  genera riflessioni che possono evolvere in politiche inclusive più efficaci. In questo senso le famiglie possono trarne vantaggio. Una scuola che ragiona su se stessa e cerca di migliorare è una scuola che prova a trovare delle soluzioni da offrire ai propri allievi e alle loro famiglie.

A partire dall’a.a. 2016-2017 il nuovo PAI informatizzato è stato esteso alle scuole piemontesi che desideravano adottarlo. Quante scuole hanno deciso di adottarlo?

Grazie alla colaborazione con l’Ufficio IV dell’USR, oltre che a Torino, la sperimentazione del nuovo PAI è stata avviata anche nelle province di Asti, Alessandria, entrambi diretti dal dott. Calcagno e a Vercelli, che è diretto dallo stesso dirigente di Torino, il dott. Catania. Alla luce dei primi risultati fin qui conseguiti, altre province hanno manifestato l’interesse ad adottarlo per il prossimo anno. E’ un processo che va condiviso e sostenuto a livello regionale e portato avanti dagli Uffici Scolastici Territoriali.

Per quanto riguarda l’a.s. 2015/16, tutte le scuole statali di Torino e Città Metropolitana hanno adottato il nuovo PAI e circa la metà delle scuole non statali che rappresentano però circa il 70% dei  loro studenti . So che anche nelle province di Asti ed Alessandria hanno adottato il nuovo PAI il 100% delle scuole statali.

Uno dei vantaggi dell’informatizzazione dei PAI è poter estrapolare dati che possono essere più facilmente elaborati. Cosa ci dicono i PAI relativi all’a.a. 2015-2016?

Il database è molto ricco di informazioni grazie alle quali riusciamo a quantificare la presenza degli allievi con Bisogni Educativi Speciali nelle scuole. Come è noto, i primi due gruppi di questi allievi ( disabilità e disturbi evolutivi specifici) sono individuati dalla presenza di una certificazione sanitaria. Per le scuole quindi è relativamente facile identificarli. Molto più complessa si è rivelata l’individuazione degli allievi del terzo gruppo: quelli dello svantaggio ( linguistico-culturale, socio-economico, comportamentale/relazionale) per i quali la scuola, in autonomia, predispone misure di individualizzazione didattica. La rilevazione del PAI mette in luce percezioni molto diverse tra le scuole e misure didattiche ed educative molto variegate. E’ una delle questioni su cui ci pare si debbano fare degli approfondimenti a livello territoriale. Il PAI, inoltre, consegna all’USR e alle istituzioni coinvolte nell’erogazione dei servizi per l’inclusione, una fotografia piuttosto oggettiva di dove si concentrano le difficoltà, utile per orientare interventi di supporto e di formazione.

Quanti allievi con BES erano presenti a Torino nell’anno scolastico appena trascorso? Com’erano suddivisi?

Nelle scuole statali di Torino abbiamo registrato 3123 allievi con disabilità, 5930 con disturbi evolutivi specifici ( di cui il 70% con DSA) e 7468 allievi rilevati dalle scuole come allievi con svantaggio. Gli allievi con disabilità rappresentano mediamente dall’1,5% della scuola dell’infanzia al 3,9% della scuola secondaria di I grado, mentre i disturbi evolutivi specifici si attestano sul 3,5% nella primaria per salire al 5,8% della scuola secondaria di II grado, fino al 7,9% della scuola secondaria di I grado. Sono numeri che ci fanno comprendere la portata dei problemi e la percezione da parte dei docenti di essere spesso sopraffatti.

Quali progetti sta portando avanti l’Ufficio Scolastico Territoriale in relazione all’inclusione degli alunni con BES?

L’Ufficio Inclusione dell’UST di Torino, diretto dal dott. Antono Catania, presso cui sono distaccata da ormai quattro anni, ha il compito istituzionale di distribuire l’organico di sostegno alle scuole della CM di Torino. Questa operazione avviene sulla base delle informazioni che raccogliamo sui singoli casi di disabilità che le scuole ci segnalano. Tenendo conto che su Torino abbiamo superato i 7000 casi di disabilità, l’aggiornamento della situazione presenta una certa complessità che gestiamo in team, in modo da assicurare la massima continuità al processo.

Oltre a questo compito, diciamo ordinario, grazie ad alcuni tavoli interistituzionali operativi presso l’UST, come il GLIP (dalla L. 104/92), progettiamo e predisponiamo numerose occasioni formative per i docenti sul tema dell’inclusione. Abbiamo appena concluso una serie di incontri formativi per i docenti della scuola dell’infanzia e primaria sulle tecniche e strategie per il potenziamento cognitivo degli allievi con disabilità intellettiva. Sono incontri che hanno riscosso un notevole interesse. Siamo anche molto attivi nel supportare le reti locali per l’inclusione, come quella della rete La Musica  del Corpo, della Mente e del Cuore, che incentra la propria azione nel promuovere inclusione sociale e potenziamento  cognitivo attraverso la pratica della musica d’insieme e corale.

Tra le tante attività organizzate dall’UST di Torino, va citato il corso di I livello sull’autismo che abbiamo appena concluso, frequentato da più di 200 docenti del nostro territorio. Il corso si inserisce nella cornice più ampia del progetto Superiamoci, ideato e realizzato con ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici), la Città Metropolitana di Torino, l’Associazione d’Idee Onlus, l’ Associazione Museo Nazionale del Cinema e con la valutazione da parte della FGA. Superiamoci è finalizzato a favorire l’inclusione degli allievi con Disturbo dello Spettro Autistico al primo anno delle scuole secondarie di II grado. Il progetto si avvale della preziosa e competente collaborazione di un’equipe multidisciplinare di operatori, esperti di autismo, che accompagna i ragazzi nel passaggio tra il I e il II ciclo, oltre ad offrire competenze specifiche agli insegnanti di sostegno della scuola accogliente. Gli operatori svolgono, inoltre, in collaborazione con l’Associazione Museo Nazionale del Cinema di Torino, azioni per la sensibilizzazione del contesto classe in cui l’allievo è inserito. Obiettivo principale del progetto è quello di offrire a questi adolescenti l’opportunità di continuare il loro percorso di studi valorizzando e implementando le loro capacità, con la finalità prioritaria di acquisire competenze utili per un inserimento lavorativo. Il processo di valutazione qualitativa di Superiamoci, condotta dalla Fondazione Agnelli, ha messo in luce il valore di questo progetto, condotto in sinergia tra diversi soggetti, e ha ben individuato le caratteristiche che possono trasformare questa buona pratica in un modello di riferimento trasferibile ad altri contesti.

 

Di.to e a Area onlus ringraziano Sara Coccolo


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