Quando i libri si leggono anche con le dita: intervista a Philippe Claudet

Philippe Claudet è fondatore e direttore della casa editrice francese Les Doigts Qui Rêvent che realizza libri tattili illustrati accessibili a bambini ciechi e ipovedenti. È inoltre l’ideatore del premio Typhlo & Tactus, volto alla promozione e alla produzione sinergica dei migliori libri tattili illustrati a livello internazionale.

Monsieur Claudet, per iniziare può spiegarci che cos’è Les Doigts Qui Rêvent e com’è nato questo progetto?
Lavoravo come maestro elementare e, nel 1982, la direzione mi ha chiesto di occuparmi di una classe di bambini con deficit visivo perché non c’era più l’insegnante. Avevo due bambini ciechi – Amandine (5 anni e mezzo), Jérôme (11 anni) e tre allievi ipovedenti. È per Amandine che ho cominciato a fare dei libri tattili nella mia classe, in un solo esemplare, perché non vedevo come si potesse insegnare la lettura e il piacere di leggere… senza libri! Un giorno la scuola specializzata ha organizzato una conferenza pedagogica e i formatori di Parigi hanno chiesto al direttore di produrre diversi esemplari dei miei libri che trovavano buoni per i bambini ciechi. Abbiamo potuto produrre (non senza fatica!) 100 esemplari del mio album “Au pays d’Amandine dine dine” (Nel paese di Amandine din din), finanziati dal Lion’s Club di Dijon, e sono stati tutti venduti prima ancora di essere fabbricati! E l’associazione dei genitori dei bambini ciechi mi ha contattato per farne altri. Nel 1994 abbiamo quindi creato con quattro coppie di genitori l’associazione Les Doigts Qui Rêvent, poiché a quell’epoca nessun editore o associazione produceva questo tipo di libri.

Che cos’è un libro tattile e quali sono le sue caratteristiche fondamentali?
Un libro tattile:
1 –  è un libro bimodale, ovvero si rivolge a tutti i bambini ma è accessibile ai bambini ciechi e ipovedenti;
2 – comprende due tipi di scrittura: stampata in grossi caratteri e braille;
3 – ha delle immagini tattili (in rilievo) che seguono diverse tecniche (collage, gaufrage[1], contorno in rilievo). Noi privilegiamo il collage di diversi materiali;
4 – prevede una rilegatura che permetta l’apertura orizzontale delle pagine;
5 – richiede colori e contrasti non solo perché sono belli ma anche perché stimolano i residui visivi.

Qual è l’utilità di questi libri e perché sono così importanti?
Il libro tattile illustrato è tanto importante per i bambini con deficit visivo quanto il libro ordinario lo è per i bambini vedenti. Ma esso ha un ruolo persino più fondamentale: la conoscenza del mondo attraverso il tatto è, infatti più lenta e più limitata e il libro tattile apporta al bambino cieco delle conoscenze a proposito delle cose di cui non può avere esperienza, in quanto troppo grandi (una casa, per esempio), inaccessibili (una nuvola), troppo piccole (un insetto), troppo pericolose (il fuoco)… Inoltre, il braille è troppo poco presente nel quotidiano di un bambino cieco e soltanto il libro tattile permette l’emergere della coscienza dello scritto.

I libri tattili illustrati possono contribuire a evitare che un deficit visivo assuma i contorni di un vero e proprio handicap? In quale maniera?
A partire da Comenius (XVII secolo), e soprattutto dall’inizio del XX secolo (con l’obbligo scolastico), il libro è diventato uno dei pilastri dell’educazione nei nostri paesi occidentali. I bambini ciechi, se non hanno dei libri adattati, sono esclusi dalla cultura dei loro paesi e dunque dalla cittadinanza. Nel corso dei secoli le persone cieche sono state condannate alla mandicanza, poi, con l’arrivo del Braille, un grande cambiamento è stato operato ma i libri adattati sono tuttora scarsi.
L’obbligo scolastico dei bambini in situazione di handicap in Francia non esiste che dal 2005. Ora, il diritto alla lettura è un diritto fondamentale della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e della Dichiarazione Universale dei Diritti del Bambino! Il libro tattile illustrato è un primo passo verso questa uguaglianza delle possibilità.

È possibile, quindi, una conciliazione tra funzionalità di lettura per i bambini ciechi e un’estetica visuale ?
Questa è la scommessa che Les Doigts Qui Rêvent ha fatto nel 1994: realizzare dei libri tattili adattati tanto belli quanto quelli per i vedenti ma anche efficienti sul piano tattile. E certo, questo non è facile! Negli anni ’90 è cominciata, in Francia, l’integrazione nelle scuole ordinarie. I genitori dei bambini ciechi desideravano dei libri adattati accessibili per i loro figli ma che essi potessero condividere con i bambini e i familiari vedenti. E un libro tattile illustrato è un compromesso tra le due modalità.

Come procedete, nel corso della creazione pratica dei libri, per realizzare questa conciliazione? Utilizzate, in qualche maniera, questi feedback per progettare e realizzare i libri successivi ?
I primi anni abbiamo fatto testare ripetutamente i nostri album a dei bambini ciechi ma i genitori e gli insegnanti ci rispondevano molto vagamente. Abbiamo allora deciso di fare degli album tattili molto diversi, di moltiplicare le esperienze e, nel corso degli anni, abbiamo acquisito una certa dimestichezza. Abbiamo inoltre letto le testimonianze di persone cieche e realizzato delle ricerche in collaborazione con alcune università. Il che non significa che abbiamo trovato LA soluzione, poiché la questione dell’immagine tattile è molto complessa.

Che differenza c’è tra immagine tattile e immagine aptica e perché questa differenza è così importante ? Si tratta soltanto di una questione di funzionalità nel riconoscimento dell’immagine o c’è anche una questione più profonda legata all’accettazione di una modalità di confronto con la realtà che non coincide con un adattamento della modalità imposta dai vedenti?
Per noi l’immagine tattile è un’immagine visuale messa in rilievo mentre l’immagine aptica è un’immagine concepita nella modalità tattile da persone non vedenti. Credo che possiamo arrivare ad affermare che l’immagine aptica sia l’immagine della lingua materna tattile delle persone nate cieche. E mi sembra che questa immagine aptica sia il segno di un’altra cultura, quella – appunto – dei ciechi. Lo studio delle immagine aptiche non ha che qualche anno ma ciò che possiamo già affermare è che esse riflettono un approccio del mondo radicalmente diverso da quello dei vedenti. Ed è in questo che, per questi ultimi, esse costituiscono una ricchezza. È un altro tipo di immagine, un po’ come il cubismo era un’altra maniera di vedere il mondo rispetto al realismo. Non c’è qui sufficiente spazio per approfondire la questione ma, in breve: un’immagine è basata su una o più analogie tra il referente nella realtà e la rappresentazione di questo referente sull’immagine. Si tratta sempre dell’immagine di qualche cosa (negli album per i bambini): l’immagine rappresenta un referente ma sotto un’altra forma. L’immagine di una tartaruga non è una tartaruga ma una sua ri-presentazione[2], ed è soltanto per il fatto che so che si tratta di una tartaruga (giacché ho nella mia memoria di vedente numerose immagini di tartarughe viste, toccate, disegnate, reali, filmate) che posso ri-conoscere quella rappresentata sull’immagine. L’immagine aptica deve dunque, a sua volta, implicare delle analogie con il referente: non un referente visto ma un referente toccato, sentito, odorato. E necessariamente, l’immagine aptica sarà diversa poiché l’esperienza del mondo attraverso il tatto è radicalmente diversa rispetto all’esperienza del mondo visto.

A che punto sono le ricerche nel capo dell’immagine aptica e che tipo di collaborazione e supporto trovate, per svilupparle, a livello locale e a livello europeo ?
Abbiamo la fortuna di lavorare da tre anni, per questa ricerca, insieme all’università Paris 1 – Sorbonne. Non siamo che all’inizio. Sfortunatamente, la maggior parte dei genitori e degli operatori che lavorano con delle persone cieche, cercano sempre di inculcare loro  delle immagini visuali. È un po’ come se la nostra ricerca portasse alla luce una “cultura della cecità” e la maggior parte delle persone cieche e degli operatori che vi lavorano insieme la rifiutassero. È la ragione per la quale abbiamo creato il progetto  Typhlo & Tactus, per lavorare in sinergia con numerosi altri paesi. D’altra parte collaboriamo con la Fondazione Hollman di Cannero e di Padova e con la Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi, grazie al nostro partner Pietro Vecchiarelli. È, inoltre, la ragione per cui lavoriamo con alcuni artisti: perché hanno una capacità creativa che ci è d’aiuto per trovare delle soluzioni plastiche, come nel caso di Mauro Evangelista di cui rimpiangiamo l’improvvisa scomparsa.
Organizzeremo un convegno a fine anno interamente dedicato all’immagine aptica ed è da tutti questi incontri, da tutti queste collaborazioni, che prenderà forma questo tipo di immagine.

Puoi leggere l’intervista originale a Philippe Claudet, in francese, cliccando qui

AREA e Di.To ringraziano Philippe Claudet.

 

NOTE:

[1] Gaufrage = stampa a tre dimensioni di profondità, realizzata pressando la carta fra una matrice metallica e una contromatrice di fibra sintetica.

[2] In francese il significato di rappresentazione come ri-presentazione (seconda rappresentazione, cioè) è più evidente. La parola in question è infatti: représentation.

 


StampaStampa

Altri post in Interviste...

Lascia un Commento