La transizione dalla pediatria alla medicina dell’adulto

Nella gestione di un paziente con malattie croniche, comprese quelle che comportano una disabilità, una delle fasi più delicate è la transizione dall’età infantile a quella adulta. Essa comporta il passaggio di consegne pianificato dell’assistenza sociosanitaria dal pediatra al medico di medicina generale e contemporaneamente un profondo cambiamento delle esigenze più ancora sul piano relazionale che su quello clinico. Il momento in cui va effettuato questo passaggio non deve essere scelto solo in base all’età, anche se la normativa raccomanda i 16 anni, ma secondo la situazione individuale spesso complicata dalle problematiche dell’adolescenza. Nel 2001 un documento congiunto di varie società scientifiche mediche statunitensi − l’American Academy of Pediatrics, l’American Academy of Family Physician e l’American College of Physician-American Society of Internal Medicine – ha espresso le indicazioni a gestire la transizione di un numero sempre crescente di giovani pazienti con malattie croniche. Inoltre in molte nazioni, prime fra tutte Stati Uniti, Canada e Australia, la transizione sta diventando una priorità da parte dei sistemi sanitari. Questo richiede il coinvolgimento di molte figure, dai pazienti alle loro famiglie, dai pediatri ai medici dell’adulto, e di molte competenze mediche e psicologiche.
Un’indagine su questo tema complesso è stata effettuata presso l’Università di Hong Kong. A 137 adolescenti con malattie croniche (asma, diabete, epilessia, malattie della tiroide) e 67 genitori è stato proposto un questionario che esplorava la loro disposizione nei confronti della transizione, i fattori favorenti o le barriere al suo verificarsi, la percezione della gravità e della cronicità della malattia.
L’85% dei giovani e l’82% dei genitori hanno manifestato la loro volontà di passare al medico dell’adulto in virtù di una maggiore corresponsabilità nella gestione della malattia. Secondo i pazienti, una forte spinta al cambiamento poteva provenire da un’adeguata informazione da parte del proprio curante, che però era stata ricevuta solo dall’8% di loro. L’unica significativa e reale barriera alla transizione era rappresentata dall’esplicito rifiuto: «Non voglio cambiare.»

Bibliografia: Wong LHL, Chan FWK, et al. Transition care for adolescents and families with chronic illnesses. J Adolesc Health 2010;47:540-6..
e-mail: lilianwong@cuhk.edu.hk


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