L’incredibile importanza degli stimoli verbali familiari per bambini con sordità

Nei bambini affetti da sordità permanente, un ambiente familiare stimolante dal punto di vista del dialogo può migliorare le abilità linguistiche necessarie per il successo scolastico.

I risultati di molti studi hanno sottolineato come l’intervento precoce su questi bambini e l’attenzione verso le interazioni verbali da parte dei genitori possano diminuire l’impatto negativo della loro disabilità soprattutto per quanto riguarda lo sviluppo del linguaggio e delle abilità sociali. Ulteriori ricerche hanno constatato che l’ambiente familiare (attenzione alle interazioni verbali, sensibilità materna, promozione del dialogo, risposta del genitore ai tentativi comunicativi del bambino, ecc) gioca un ruolo molto importante per assicurare i benefici che derivano dall’intervento precoce.

I ricercatori del dipartimento di Medicina della Brown University di Providence, sono partiti da queste premesse per esaminare le interazioni verbali familiari e l’associazione tra queste e il linguaggio recettivo (modo in cui si comprende ed elabora il discorso) ed espressivo (modo in cui si è in grado di comunicare pensieri,  bisogni, esperienze e opinioni) dei bambini.

I risultati della loro ricerca, pubblicati su Acta Paediatrica, hanno dimostrato che se i genitori danno importanza agli scambi verbali con i propri figli, nonostante questi non possano sentire, contribuiscono in modo rilevante al miglioramento delle loro abilità comunicative in età scolare. L’indagine ha coinvolto circa 20 bambini con perdita dell’udito permanente e circa 40 bambini di controllo senza problemi di udito.

Per valutare e mettere a confronto la quantità e la qualità delle interazioni verbali sono stati utilizzati tre strumenti differenti. Il primo consisteva in una registrazione effettuata tramite uno speciale processore (LENA, Language environment analysis) che veniva posto all’interno della tasca di una maglia di cotone indossata dal bambino e da cui venivano estrapolate e analizzate 12 ore di una giornata-tipo; il software di analisi LENA calcolava il numero delle parole dette dal genitore (calcolato con AWC, Adult Word  Count, numero delle parole pronunciate), l’indice di vocalizzazione del bambino (calcolato con CVs, Child Vocalisations, numero stimato di parole o vocalizzazioni), i turni conversazionali (calcolato con CTs, Conversationals Turns, segmenti di discorso reciproco tra l’adulto e il bambino), la percentuale di linguaggio significativo e non, la percentuale di silenzio e di sovrapposizione dei dialoghi, le parti incerte del discorso. Gli altri due strumenti misuravano uno lo sviluppo del linguaggio e l’altro l’intelligenza non verbale.

L’analisi dei dati ha confermato l’ipotesi dei ricercatori: nei bambini con perdita permanente dell’udito un contesto familiare ricco di stimoli e interazioni verbali è associato ad alti punteggi nei test linguistici somministrati in età scolare. Questa conclusione apre le porte all’opportunità di progettare interventi educativi rivolti ai genitori di bambini nella fase di apprendimento del linguaggio.

 

Bibliografia: Vohr B.R, Topol D, Watson V, St. Pierre L, Tucker R. The importance of language in the home for school-age children with permanent hearing loss, Acta Paediatrica, 2014; 103: 62-9.


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