Una buona ragione in più per un’assistenza intensa all’ADHD

«Poiché l’ADHD in adolescenza può avere importanti ricadute a lungo termine, è importante che gli specialisti formulino una diagnosi e inizino il trattamento con tempestività. Gli studi futuri devono anche approfondire quali fattori possano incidere negativamente nel passaggio tra l’adolescenza e l’età adulta in modo da prevenire o ridurre le difficoltà di queste persone.» Queste le conclusioni di uno studio statunitense pubblicato su Pediatrics. Partendo dalla relativa scarsità di dati disponibili sul decorso del disturbo da deficit di attenzione e iperattività, gli psichiatri della New York University School of Medicine, hanno effettuato uno studio prospettico, valutando tramite interviste e questionari in oltre 600 pazienti con ADHD seguiti dal 1975 al 2009 (dall’età media di 14 anni all’età media di 37 anni) l’evoluzione di 5 aspetti: la salute fisica, la salute mentale, i disturbi antisociali di personalità, il rendimento sul lavoro, lo stato psicologico in funzione della situazione economica. E’ emerso un aumento del rischio di 2-3 volte che tutti questi aspetti volgessero in senso negativo, compromettendo il benessere fisico e psicologico una volta raggiunta la maturità.

Gli autori ribadiscono che i risultati non vanno interpretati come la mancanza di prospettive per chi soffre di ADHD, ma piuttosto come un forte richiamo alla responsabilità di gestire al meglio la condizione. Per il disegno dello studio non è possibile stabilire se i pazienti curati con maggiore appropriatezza e continuità avessero esiti migliori, ma questa domanda deve trovare una risposta al più presto.

 

Bibliografia: Brook JS, Brook DW, et al. Adolescent ADHD and adult physical and mental health, work performance, and financial stress. Pediatrics 2012;doi: 10.1542/peds.2012-1725.


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