Esistono agevolazioni per eliminare le barriere architettoniche?

Definiamo “barriere architettoniche” tutto ciò che ci impedisce di accedere a un ambiente (es. gradini), di visitarlo liberamente (es. porte strette) o di svolgerci le attività quotidiane (es. lavarsi, cucinare, andare in bagno).

L’eliminazione delle barriere architettoniche può beneficiare di agevolazioni fiscali  e di un contributo regionale (previsto dalla legge 13/89).

Le agevolazioni fiscali consistono nell’IVA al 10% o al 4%, a seconda dei casi, e in una detrazione IRPEF (del 50% o del 19%).

    • L’IVA al 10%: si applica alle opere -autorizzate dal Comune (dichiarazione “SCIA”)- di manutenzione ordinaria e straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia eseguite esclusivamente su fabbricati destinati ad uso abitativo privato. Si applica anche ad alcune forniture di beni (ascensori e montacarichi, infissi interni ed esterni, caldaie, videocitofoni, apparecchiature di condizionamento e riciclo dell’aria, sanitari e rubinetterie da bagno, impianti di sicurezza);  l’agevolazione non è vincolata alla presenza di disabilità.
    • L’IVA al 4% si applica alle prestazioni finalizzate al superamento o all’eliminazione delle barriere architettoniche; non sono coperti i materiali, ma soltanto la manodopera;  l’agevolazione non è vincolata alla presenza di disabilità
    • Detrazione IRPEF 50%: è accordata ai lavori di ristrutturazione edilizia, ordinariamente pari al 36%, portata al 50% (verificare sul sito dell’Agenzia delle entrate). Rientrano tra queste spese quelle sostenute per ascensori e montacarichi, elevatori esterni all’abitazione e le spese effettuate per la realizzazione di strumenti che, attraverso la comunicazione, la robotica e ogni altro mezzo tecnologico, favoriscono la mobilità interna ed esterna delle persone portatrici di handicap grave (articolo 3, comma 3, L. 104/1992).
  • Detrazione IRPEF 19%: possono essere detratte soltanto le spese relative alla trasformazione dell’ascensore adattato al contenimento della carrozzella o alla costruzione di rampe per l’eliminazione di barriere architettoniche esterne ed interne alle abitazioni. La persona deve dimostrare di essere in situazione di “handicap con connotazione di gravità” (L. 104 art. 3 comma 3)

 

Il contributo economico deve essere richiesto al proprio Comune di residenza (o con l’impegno di trasferirsi presso il Comune in cui si trova l’abitazione da adeguare) entro il 1 marzo.

Tipologia di interventi ammessi (la spessa persona può fare due domande di contributo, una per ciascuna tipologia):

  • accesso all’abitazione (per es. costruire una rampa, allargare una porta di accesso);
  • utilizzo interno (fruizione) dell’abitazione (per es. adattare il bagno)

Il contributo è regionale (http://www.regione.piemonte.it/edilizia/) e non è automatico, ovvero dipende dalla disponibilità di fondi. La legge 13/89 inoltre prevede che abbiano precedenza le domande presentate da/per persone disabili riconosciute “invalidi totali”.

Chi può richiederlo?

  • persone disabili con menomazioni o limitazioni funzionali di carattere motorio e i non vedenti che sostengono direttamente le spese per la rimozione degli ostacoli alla mobilità nella propria abitazione;
  • genitori o tutori che hanno a carico persone con disabilità permanente;
  • condomìni ove risiedono disabili per le spese di adeguamento relative alle parti comuni.

Bisogna rispettare delle scadenze?
Le domande devono pervenire al Comune (o all’ATC nel caso di Torino) entro il 1 marzo. Tuttavia se la domanda viene presentata dopo il 1° marzo verrà presa in considerazione per l’anno successivo.

Quali sono i tempi?

Questo è un tasto dolente, poiché non avendo ricevuto finanziamenti statali per anni, la Regione Piemonte nel 2012 aveva sospeso la formazione delle graduatorie e aveva interrotto l’erogazione dei contributi. Nel 2018 tale erogazione è ripartita, ma le richieste arretrate avranno presumibilmente la precedenza.

Come si presenta la domanda?
Per richiedere il contributo occorre compilare un modulo, reperibile su Internet (clicca qui per scaricare quello della Regione Piemonte) o presso l’Ufficio Tecnico del Comune (a Torino: ATC  – Agenzia territoriale per la Casa – C.so Dante, 14).

Se la modifica riguarda parti comuni del condominio e i condomini sono d’accordo, la domanda viene sottoscritta anche dall’amministratore e il contributo andrà distribuito a chi avrà sostenuto le spese.La domanda deve essere corredata degli allegati indicati nel modulo, all’ufficio tecnico del Comune in cui si trova l’immobile da ristrutturare.

Nota bene: fra gli allegati è richiesto un “certificato del medico curante attestante l’handicap”. Si tratta di un certificato del medico di famiglia o del pediatra attestante il tipo di disabilità e le difficoltà ad essa connesse. Non si tratta del certificato di handicap, che per questa richiesta non è necessario.

 

A quanto ammonta il contributo?
Fino a 2.582,28 € di spesa il contributo copre l’intero importo, più il 25% per spese che superano i 2.582,28 € e non superano i 12.911,42 €, più il 5% per spese che superano i 12.911,42 € fino a un massimo di 51.645,69 €.

L’IVA (al 4%) è a carico di chi sostiene le spese.

Nota bene: il contributo viene erogato sulla base della spesa effettivamente sostenuta, ma non può comunque superare l’importo risultante dal preventivo di spesa indicato nella domanda.

I contributi vengono emessi a lavoro finito, spesso dopo anni, dietro presentazione delle fatture pagate; in ogni caso trascorre almeno un anno dalla presentazione della domanda.

 

Cosa succede se i condòmini non sono d’accordo?

“Le innovazioni da attuare negli edifici privati dirette ad eliminare le barriere architettoniche, nonché dirette alla realizzazione di percorsi attrezzati e l’installazione di dispositivi di segnalazione atti a favorire la mobilità dei ciechi, ex art. 2, c. 1, L. n. 13/1989 sono approvate dall’assemblea del condominio con la maggioranza degli intervenuti e almeno la metà del valore dell’edificio.” (l. 13/89 art. 2 c. 1)

“Nel caso in cui il condominio rifiuti di assumere, o non assuma entro tre mesi dalla richiesta fatta per iscritto, le deliberazioni di cui al comma 1, i portatori di handicap, ovvero chi ne esercita la tutela o la potestà […], possono installare, a proprie spese, servoscala nonché strutture mobili e facilmente rimovibili e possono anche modificare l’ampiezza delle porte d’accesso, al fine di rendere più agevole l’accesso agli edifici, agli ascensori e alle rampe dei garages” (L. 13/89 art. 2 c. 2) – Corsivo nostro

Legge 13/89 – “Disposizioni per favorire il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati.”

“Circolare esplicativa della legge 9 gennaio 1989, n. 13.”

Regione Piemonte – Contributi Legge 13/89

Torino: ATC – Eliminazione barriere architettoniche

 

 

Ultimo aggiornamento: 18/12/2018


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