Buone e accessibili vacanze! Intervista a Eugenia Monzeglio

Eugenia Monzeglio, architetto, è stata docente della facoltà di Architettura e di Disegno Industriale nell’area della “Progettazione Architettonica e Urbana” nel Dipartimento Casa-città del Politecnico di Torino.

Si occupa di ricerca e formazione per la realizzazione di progetti accessibili nel settore della casa, dei servizi socio-sanitari, culturali, ricettivi, e degli spazi all’aperto. E’ autrice di numerosi contributi apparsi su saggi, monografie, riviste, cartacee e on line (circa 200) sui temi della progettazione universale e inclusiva, dell’ergonomia e della sicurezza nei luoghi di vita e lavoro.

È Presidente dell’Istituto Italiano per il Turismo per Tutti (IsITT) per conto del quale collabora con Turismo Torino e provincia. E’ consulente sui temi dell’accessibilità e dell’Universal Design per la CPD – Consulta per le Persone in Difficoltà onlus.

E’ coordinatrice del corso di perfezionamento “Universal Design. Progettazione inclusiva e multisensoriale” del Politecnico di Torino.

 Che cos’è il turismo accessibile?

Inizio un po’ da lontano, dalla definizione ufficiale di “turismo” dell’Organizzazione Mondiale del Turismo (World Tourism Organization, Agenzia specializzata delle Nazioni Unite), che lo identifica come un’attività svolta da persone che si spostano, viaggiano, soggiornano e visitano luoghi a scopo di svago, relax, conoscenza etc. Questa definizione si è molto arricchita, ha assunto sfumature diverse, ma rimane comunque la base di partenza anche per la definizione di turismo accessibile.

Se al termine turismo si aggiunge l’aggettivo accessibile, e lo si fa diventare turismo accessibile, ci si accorge che non c’è una definizione univoca e ufficiale e non c’è neppure un’unica terminologia: si parla infatti di turismo accessibile, di turismo per tutti, di turismo senza barriere, di open tourism, di easy tourism.

L’Istituto italiano per il Turismo per Tutti (IsITT) e la Consulta per le Persone in Difficoltà onlus (CPD) definiscono il turismo accessibile come quel turismo che consente a qualsiasi persona, indipendentemente dalle sue caratteristiche, dall’età, dal funzionamento del proprio corpo, dallo stato di salute etc. di effettuare tutte le attività relative all’esperienza turistica, senza ostacoli, senza difficoltà, senza esclusione, senza discriminazione.  L’aggettivo accessibile in campo turistico si riveste di un significato più ampio, che va dall’accessibilità classica (ovvero senza barriere e senza impedimenti), alla possibilità di avere effettivo accesso alle esperienze e alle attività della filiera turistica, alla disponibilità di informazioni adeguate, affidabili, precise, aggiornate che ricorrano a supporti tecnologici e cartacei: siti web intuitivi, navigabili anche da persone con disabilità sensoriale e cognitiva, oltre che fisico-motoria, ricorso a sistemi video per la comunicazione con persone con difficoltà uditive, materiali cartacei ad alta visibilità per ipovedenti, materiale audio per non vedenti.

Il turismo accessibile si basa sull’approccio del Design for All o Universal Design, indirizzato a ottenere ambienti, prodotti e servizi che assicurino la reale partecipazione di ogni persona su base equa a tutte le attività sociali.

Pertanto, affinché il turismo sia accessibile, occorre disporre di un insieme di servizi, strutture, accorgimenti (attrezzature, ausili, tecnologie etc.) e attenzioni (disponibilità e preparazione “umane”), che vada incontro, accolga e includa qualsiasi turista con disabilità e/o con esigenze specifiche.

Tale insieme, o meglio, tale “rete” deve saper rispondere ai bisogni e alle aspettative del turista con disabilità e/o con esigenze specifiche in modo accogliente, sicuro, agevole, confortevole e piacevole, rispettando al massimo la sua volontà di autonomia e di autodeterminazione.

 

Un bello sforzo di sintesi tra bisogni materiali e astratti, estetica compresa.

Se si volesse esprimere il turismo accessibile con un’operazione matematica, si potrebbe dire che è dato dalla somma o meglio dal prodotto di accessibilità, informazione, comunicatività, inclusività, piacevolezza, gradevolezza, estetica e molti altri aspetti, che lavorano insieme in uno sforzo di sintesi globale, equilibrata, olistica.

E’ molto importante sottolineare che la valenza estetica è uno degli aspetti materiali che concorrono a realizzare l’accessibilità. L’estetica deve contribuire a conseguire un’accessibilità a tutto campo, che sia effettivamente accogliente, per turisti e visitatori con disabilità o che manifestano esigenze specifiche, e “accettata” positivamente, e non solo tollerata, da parte di qualsiasi altra persona.

Non trascurare e non sottovalutare l’aspetto estetico, nel concept, nel design, nelle soluzioni progettuali, nelle tecnologie, negli accorgimenti orientati all’accessibilità e all’inclusività, è fondamentale in un Paese come il nostro, che gioca molto della sua appetibilità turistica sugli aspetti culturali e sulla “bellezza” dei cosiddetti beni architettonici, artistici, naturali, ambientali.

Godere delle bellezze architettoniche, artistiche, naturali, ambientali deve essere un’esperienza aperta a qualsiasi visitatore o turista, indipendentemente da disabilità o da esigenze specifiche: per questo è importante che anche luoghi e spazi connotati dalla valenza storica e ambientale siano dotati di accorgimenti per favorirne l’accessibilità. Analogamente è importante che altri luoghi, come ad esempio alberghi e edifici extra-alberghieri, siano concepiti in modo e accessibile, accogliente e piacevole per tutti. Al riguardo, molto spesso i titolari di strutture ricettive lamentano che non riescono a utilizzare le cosiddette camere per disabili, perché vengono rifiutate dalla clientela per il loro aspetto non gradevole e di tipo ospedaliero. Alla base di ciò c’è una colpevole mancanza di conoscenza: nessun disposto normativo richiede “camere per disabili” o “servizi igienici per disabili” e pertanto nessun ente di controllo deve pretendere particolari tipi di sanitari o particolari elementi di sostegno. Per il comparto ricettivo, la normativa parla di camere “accessibili”, di servizi igienici “accessibili”, parla di spazi adeguati per le manovre e per l’avvicinamento ad arredi e attrezzature, non indica nessun tipo particolare di sanitario o di sostegno, pertanto le modalità di conseguimento dell’accessibilità sono sforzo, impegno e responsabilità progettuale, nel rispetto di canoni di estetica e di funzionalità per tutti, rispettando quindi declinazioni e particolarità dei diversi fruitori.

La scelta di limitare l’accessibilità al minimo previsto dai disposti normativi (ad esempio numero minimo di camere d’albergo, di posti auto, di spazi sui mezzi pubblici di trasporto etc.) si scontra spesso con le esigenze e le aspettative del turismo familiare (quello, per intenderci, degli adulti con bambini piccoli, di persone molto anziane) e del turismo dei gruppi di persone con disabilità. In alcuni casi l’accessibilità totale può essere problematica e costosa, come, ad esempio, il conseguimento dell’accessibilità in ogni spazio di un mezzo di trasporto. In altri casi l’accessibilità totale, specie in nuovi interventi, non è difficile da conseguire: tutte le camere delle strutture ricettive possono essere accessibili (specie nei nuovi interventi) senza particolari oneri, occorre però sensibilità del proprietario o gestore e buona progettazione.

Il turismo per gruppi con bisogni specifici è uno dei più difficili da soddisfare.

 

E questo è solo uno dei tanti problemi.

Certamente. Ma il problema di fondo, e più impegnativo, resta quello culturale, di una cultura dell’accessibilità e dell’inclusione. L’accessibilità è questione culturale, prima che tecnica.

Nel clima generale di stagnazione e regressione della cultura dell’accessibilità, oltre che di imponente crisi economica, occorre far passare il concetto che il turismo per tutti e di tutti, il turismo accessibile, può essere anche risorsa economica, può costituire un’occasione per raggiungere una fetta di mercato turistico più numeroso di quanto si possa immaginare: basti pensare solo alle persone anziane e molto anziane.

Inoltre il turismo per tutti è un nuovo modello di turismo possibile, almeno per due motivi.

In primo luogo, contribuisce a migliorare per tutte le persone, non solo per i turisti e i visitatori, la pedonalità urbana e le caratteristiche di accessibilità e di buona fruibilità di edifici, di spazi all’aperto, di percorsi, di itinerari.

In secondo luogo, può agevolare l’unica forma di turismo possibile per molte famiglie, per genitori con bambini, per anziani, per persone che non possono permettersi il lusso della vacanza. Tale forma di turismo è il cosiddetto “turismo domestico”, il turismo giornaliero, lo Slow Tourism, ovvero il turismo di chi visita la propria città, il proprio paese e spesso ne scopre un volto nuovo, di chi va a piedi, in bicicletta, in carrozzina.

Un altro elemento fondamentale per il raggiungimento di un turismo per tutti è rappresentato dall’assoluta necessità di disporre di un sistema integrato, di una rete di prodotti e servizi, ciascuno accessibile, che formino tutti insieme la “catena dell’accessibilità turistica”. In un territorio non è sufficiente disporre di un singolo elemento accessibile (ad esempio di una buona accessibilità al sistema museale, che effettivamente in Piemonte è uno degli aspetti migliori della catena dell’accessibilità turistica), anche se dal singolo caso virtuoso può scaturire una scintilla che fa divampare il requisito dell’accessibilità. La catena dell’accessibilità è costituita da tutte le attività che interagendo concorrano a rendere accessibile un territorio e le sue attrattive turistiche: dalla reperibilità delle informazioni ai trasporti, alla possibilità di fare sport o shopping, alla ristorazione, alla ricettività, alle visite museali, agli itinerari turistici etc.

 

Ci ha detto che il turismo accessibile non è il singolo episodio. Spesso è utile per capire un fenomeno andare per esclusione. Allora, che cosa non è il turismo accessibile?

Il turismo accessibile non è un turismo superficiale: anzi è un turismo solidale (vuole permettere a tutti l’esperienza del viaggio, della vacanza, della scoperta), responsabile (rispetta le diversità delle persone, senza discriminazione ed esclusione), sostenibile (controlla lo spreco di risorse umane e materiali, cerca di ridurre o minimizzare affaticamento, disagio, difficoltà, stress, incomunicabilità). Il turismo accessibile “sente” la responsabilità di dare risposte adeguate al bisogno umano e civile del viaggio, della vacanza, della visita, dello svago, del riposo anche attraverso la sostenibilità economica, reperendo risorse turistiche accessibili (servizi, ricettività, trasporti, ausili, tecnologie etc.) anche ad un livello economico medio/basso, onde evitare che l’accessibilità turistica si debba pagare con una inaccessibilità economica.

 

A che cosa tende il turismo accessibile?

Si possono sottolineare quattro obiettivi: riconoscere un diritto, puntare all’inclusione sociale, diventare un “turismo normale”, rispondere anche a esigenze molto trascurate o del tutto ignorate.

Primo: il turismo accessibile tende a soddisfare e rendere esigibile ed effettivo un diritto della persona ovvero il diritto alla cultura, allo svago, al turismo, al tempo libero. L’accesso al tempo libero e al turismo, da una semplice nuova opportunità è divenuto un diritto, riconosciuto e tutelato da norme che ne agevolano la fruizione e lo sviluppo. Tale diritto è stato richiamato nella Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità nel 2006. Infatti l’articolo 30 Partecipazione alla vita culturale, alla ricreazione, al tempo libero e allo sport” della Convenzione richiede che gli Stati debbano assicurare che le persone con disabilità abbiano accesso a luoghi sportivi, ricreativi e turistici. La Convenzione è stata firmata e ratificata dall’Italia con legge del 3 marzo 2009, n. 18.

Secondo: il turismo accessibile va nella direzione dell’inclusione generalizzata: si può senz’altro affermare che il fenomeno del turismo delle persone con disabilità è l’aspetto più innovativo del processo di inclusione. Si può parlare di un vero e proprio cambiamento antropologico che la società ha compiuto. Un esempio: per decenni viaggi o gite, includenti persone con disabilità, erano perlopiù organizzate in ambito religioso, associazionistico o dagli istituti “speciali” e avevano spesso carattere di turismo religioso a santuari e luoghi di culto, (in cui la gita era finalizzato alla conoscenza di un luogo legato all’aspetto religioso o al viaggio per andare a “chiedere la grazia”) oppure erano viaggi o gite collettive per sole persone con disabilità, organizzate dagli istituti “speciali”, secondo la vecchia logica della concentrazione in gruppi isolati dal resto della comunità.

Il carattere dello svago e del diletto, dell’approfondimento culturale e della conoscenza, che oggi sono i moventi fondamentali del turismo di tutti, anche delle persone con disabilità, allora aveva uno scarsissimo valore.

Terzo: Il turismo accessibile tende a essere e a essere riconosciuto come un “turismo normale” senza restare confinato nello specialismo e nella settorialità. Le persone con difficoltà (disabilità, esigenze particolari e specifiche) che viaggiano e che fanno turismo non hanno esigenze diverse dagli altri turisti, manifestano invece il desiderio di normalità. Tale desiderio di normalità si esplica anche chiedendo che non ci siano “interventi speciali” dedicati a “turisti speciali”, bensì elevando il livello generale degli standard di qualità di ambiente e di accoglienza e superando il concetto di prodotto standard a favore della personalizzazione dell’offerta, con prodotti e servizi sempre più diversificati, modulabili e adattabili rispetto alle richieste dei diversi clienti.

Quarto obiettivo, l’ultimo ma non ultimo in termini di importanza, riguarda il fatto che il turismo accessibile vuole rispondere anche a bisogni e aspettative molto differenziate, ivi comprese quelle – quasi sempre ignorate – delle persone con pluridisabilità, delle famiglie o dei nuclei parentali con bambini con gravi disabilità o con pluridisabilità e, come già detto, dei gruppi di persone con disabilità, con difficoltà o con esigenze specifiche.

 

Quale bacino di utenza ha il turismo accessibile?

Sotto il profilo qualitativo, il turismo accessibile è attento a esigenze e aspettative delle persone con difficoltà fisiche e motorie, di coloro che usano carrozzine a ruote o altri ausili per il movimento, di coloro che hanno ridotta mobilità (arti superiori e inferiori, tronco etc.), di chi si affatica facilmente o non deve fare sforzi e fatica, di chi ha difficoltà o impossibilità legate all’aspetto sensoriale (non vedenti, ipovedenti, sordi, ipoudenti etc.), di chi ha difficoltà cognitive e difficoltà a capire e a farsi capire, di persone con disagio psichico, di coloro che hanno allergie e intolleranze alimentari e ambientali, di anziani e persone fragili, di adulti o famiglie con bambini piccoli, di persone con malattie croniche, di persone che hanno subito trapianti, di persone con animali da compagnia, di problemi di comprensione linguistica, di persone provenienti da ambiti culturali diversi e così via.

Sotto il profilo quantitativo occorre subito dire che la raccolta dei dati sui turisti con disabilità e con esigenze specifiche è affare complesso e delicato proprio per la sua ricaduta su iniziative e investimenti. C’è molta difficoltà ad avere stime precise a causa della varietà e della eterogeneità del mondo della disabilità e delle esigenze specifiche.

In Italia, alcuni primi dati importanti risalgono alla fine del secolo scorso: nel 1997 viene avviato il progetto Italia per tutti della Direzione Generale del Turismo del Ministero delle Attività Produttive, come strumento per la promozione delle vacanze per i turisti con esigenze specifiche. I dati che elencherò sono tratti dalla ricerca del 1999 realizzata dalla società ITER su commissione dell’ENEA nell’ambito del progetto STARe “Studio sulla domanda di turismo accessibile”: questa indagine è inserita nel progetto Italia per tutti.

Il 55% degli italiani fa almeno un viaggio all’anno e si tratta, rispetto al momento dell’indagine, di oltre trenta di milioni di persone. Di queste, il 3% (circa 900.000 persone) ha esigenze specifiche. Questa stima non include nelle esigenze specifiche le fasce estreme di età, le persone con intolleranze e le allergie, le persone con disagio psicologico e relazionale: è quindi un dato indubbiamente sottostimato.

Sempre dall’indagine emerge che i tipi di necessità dei turisti con esigenze specifiche riguardano soprattutto aspetti collegati all’alimentazione (diete), intolleranze o allergie di tipo ambientali, necessità motorie o connesse alla sfera sensoriale.

Nel complesso le difficoltà che emergono come le più rilevanti sono: la reperibilità di strutture e del personale sanitario, l’accessibilità ai mezzi di trasporto ed ai servizi.

Dati più recenti, esposti alla fiera vicentina del turismo accessibile Gitando.All del 2011 da Angelika Laburda esponente dell’ENAT (la Rete Europea per il Turismo accessibile, di cui sia la CPD sia IsITT fanno parte), dicono che in Europa il mercato potenziale del turismo accessibile interessa 89 milioni di persone con disabilità. Tale dato non contempla le persone in condizioni di disabilità temporanea o i genitori che viaggiano con le carrozzine dei bambini e che possono avere lo stesso bisogno di accessibilità. Bisogna considerare che per alcune disabilità gravi, nella stima va contato un accompagnatore. Si arriva a una cifra di circa 127,5 milioni di persone. Indubbiamente è, aldilà di tutte le altre considerazioni, un bel mercato.

Occorre però sottolineare che parte di queste persone restano turisti potenziali non tanto perché rinunciano al turismo, perché ostacolati dalle condizioni di funzionamento del proprio corpo o dall’inaccogliente configurazione di spazi e servizi, quanto piuttosto perché non sono raggiunti da informazioni adeguate. E’ quindi importante, prima ancora di costruire un turismo accessibile, rendere accessibile le informazioni sull’offerta.

 

E quanto alle mete preferenziali?

Dai dati dei progetti CARE “Città Accessibili delle regioni Europee” degli anni 2004-2006 e STARe (“Studio sulla domanda di turismo accessibile”, Indagine ENEA-ITER del 1999), le preferenze si dividono in parti abbastanza equilibrate: indicativamente il 35% per montagne e colline, il 35% per il mare e il 30% per le città d’arte. Quest’ultimo settore è certamente il più articolato e probabilmente il più avanzato per quanto riguarda l’accessibilità, che è innalzata dall’offerta museale, che – specie nelle realizzazioni più grandi e nei centri urbani – raggiunge buoni livelli di accessibilità delle strutture e dei contenuti. Sempre dalle indagini sopra citate emerge che sono considerati particolarmente importanti, e quindi in grado di influenzare le scelte, i seguenti aspetti, indicati come essenziali: la cordialità e la disponibilità delle persone, l’assenza di barriere architettoniche, i trasporti pubblici efficienti e accessibili.

Non si deve dimenticare che solo il 17% dei potenziali turisti con disabilità viaggia davvero; il rimanente 83% rappresenta il complesso dei turisti potenziali, che in taluni casi rinunciano a viaggiare per mancanza di informazioni sufficienti o adeguate sulla filiera dell’accessibilità nei vari momenti del viaggio: dalla preparazione, ai trasporti, al soggiorno, al ritorno. Come già evidenziato, è molto importante comunicare correttamente l’accessibilità, evitare di formulare giudizi, aggiornare costantemente, ricorrere a modalità comunicative differenziate e inclusive. E l’Istituto Italiano per il Turismo per Tutti (IsITT) si sta molto impegnando in questo senso.

 

Che cos’è l’ISITT e quali sono i suoi obiettivi?

L’Istituto Italiano per il Turismo per Tutti (IsITT) nasce per iniziativa della Consulta per le Persone in Difficoltà onlus di Torino (CPD) nel 2009, in virtù dell’esperienza maturata dalla CPD nell’ambito del turismo accessibile, e raccoglie l’importante eredità del progetto Turismabile, voluto dalla Regione Piemonte e realizzato dalla CPD.

IsITT vuole ampliare e mettere a frutto l’esperienza e la professionalità maturata dal gruppo di lavoro Turismabile, valicando i confini regionali per trasferire, a livello nazionale, l’approccio e la filosofia che stanno alla base del turismo per tutti e per diventare un punto di riferimento privilegiato nel campo del turismo accessibile.

IsITT è un’associazione di professionisti dell’accessibilità, della cultura, del turismo impegnati nella promozione di una nuova cultura turistica, attenta alle esigenze di tutti i turisti, per poter consentire a tutti l’accesso all’esperienza turistica

La filosofia dell’associazione è quella di porre al centro del sistema turistico il visitatore nella sua molteplicità di accezioni (bambino, anziano, famiglia, persona con disabilità fisica, motoria, sensoriale, cognitiva, con disagio relazionale, con disturbo psichico, con pluridisabilità, con problemi alimentari, con allergie, con patologie croniche etc.) che, anche in presenza di esigenze specifiche, ha il diritto di sviluppare un’esperienza turistica appagante e soddisfacente in condizioni di comfort, sicurezza, autonomia.

In quest’ottica IsITT propone una lettura in chiave accessibile dell’intero sistema turistico locale, ragionando e operando in termini di “catena dell’accessibilità”, perché è convinto che solo pensando e agendo in termini di “sistema locale” è possibile creare un territorio e un’offerta turistica realmente fruibile da tutti.

IsITT opera su alcune prioritarie aree d’intervento prioritarie: promozione della cultura dell’accessibilità e formazione; studi e ricerche nell’ambito del turismo per tutti; consulenza nella progettazione e nell’adeguamento dell’esistente a requisiti di accessibilità, fruibilità, benessere, sicurezza; rilevamento, verifica e comunicazione dell’accessibilità delle strutture e dei servizi della filiera turistica.

 

L’attività di IsITT si colloca in un contesto più ampio di iniziative gestite dalle istituzioni locali?

Una collaborazione di IsITT è quella con le Agenzie di Accoglienza e Promozione Turistica Locale (ATL) del Piemonte.

In particolare le attività di IsITT per lAgenzia Turistica Locale Turismo Torino e Provincia (TTP) sono state:

–       organizzazione e realizzazione di momenti formativi per il personale degli uffici di Informazione e Accoglienza Turistica di Torino e Provincia con l’obiettivo di fornire gli elementi base per potersi relazionare in modo efficace e professionale con turisti con disabilità e con esigenze specifiche;

–       redazione del manuale “Accoglienza in tutto e per tutti” per fornire uno strumento di supporto agli operatori del comparto turistico con suggerimenti, riflessioni e consigli per migliorare l’ospitalità dei turisti con esigenze specifiche;

-       verifica dell’accessibilità di una serie di itinerari urbani (“La tua prima volta a Torino: il Giro città”, “1861 Torino capitale d’Italia”, “Torino a spasso per le botteghe d’autore”, “Torino golosa”, “Passeggiate sotto le luci”) ed extraurbani. Ogni itinerario parte da una check-list molto dettagliata, che considera esigenze differenziate (fisiche, motorie, visive, uditive, cognitive etc.), successivamente viene descritto in modo molto dettagliato, ricorrendo anche a immagini, per consentire a qualsiasi persona, a persone con disabilità, a persone con esigenze specifiche, di autodeterminarsi, facendo un’autovalutazione del livello di fruibilità del percorso,

Numerosi sono i servizi e i prodotti realizzati da TTP per rendere Torino e la sua provincia turisticamente fruibile da parte di persone con disabilità:

–       interventi sul portale www.turismotorino.org per migliorare l’accessibilità e renderlo più facilmente fruibile per tutti, comprese le persone non vedenti;

–       informazioni sul sito su attività, attrazioni, itinerari in città e in provincia verificati per l’accessibilità e sulle strutture ricettive aderenti al progetto “Turismabile” della Regione Piemonte;

–       possibilità di scaricare, sempre dal sito, mappe tattili di itinerari del centro storico, stampabili in tecnica stereocopy (nota come Minolta);

–       dotazione, negli uffici di Informazione e Accoglienza Turistica, di mappa visivo-tattile del centro città, consultabile sempre con stampa in rilievo utilizzando la tecnica ad adduzione: in quadricomia per i disegni e i testi visivi; in rilievo trasparente per i disegni in rilievo e per i testi in braille;

–       sono in progetto la realizzazione di video in Lingua dei Segni in italiano e in lingua dei segni internazionale e mp3 descrittivi dei principali punti della città scaricabili fotografando i Tag. La tecnologia di barcoding è stata introdotta a livello turistico con il concetto di Smart City nel marzo 2010 con il primo progetto internazionale di mobile tagging applicato ad una città: a Torino. Il progetto è stato premiato con il primo premio nella categoria Interactive ai Digital Experience Award 2012;

–       si sta sviluppando un progetto pilota sui due punti taggati di piazza Castello e Museo del Cinema di Torino, per consentire a, attraverso il semplice sfioramento del tag, di fruire dei contenuti audio in maniera semplificata, con device NFC (Near Field Communication).

TTP in collaborazione con IsITT e con altre tre realtà operanti nel campo del turismo accessibile, ha istituito un tavolo di lavoro denominato “Destinazioni turistiche accessibili” con l’obiettivo di realizzare uno strumento di valutazione dell’accessibilità di una destinazione, definendo parametri e criteri.

 

Quali criteri sono stati individuati per definire “accessibile” una destinazione turistica?

Innanzitutto l’obiettivo è quello di capire se una destinazione turistica dell’area torinese può essere definita accessibile, e con quale livello di accessibilità, in tutti gli elementi che costituiscono l’esperienza turistica, tenendo presente due elementi particolarmente problematici: che non esiste una univoca definizione delle necessità del turista con disabilità e che la definizione di territorio accessibile non è standardizzabile e quindi non è facilmente comunicabile in maniera trasparente e obiettiva.

Possibilità di accesso alla comunicazione, accesso ad ambienti, accesso all’esperienza e alle attività, accesso a mezzi trasporto, accesso a mobilità pedonale, accoglienza, completezza dell’offerta, inclusività, possibilità di scelta, sono i principali elementi ovvero i requisiti da analizzare per descrivere e valutare l’accessibilità di una destinazione turistica. Il numero di requisiti è variabile da attività ad attività costituente la filiera turistica.

Ma quali sono le “destinazioni turistiche” dell’area torinese? TTP ha individuato, per il territorio di Torino e provincia, otto destinazioni turistiche in base sia a caratteristiche di omogeneità geografica e morfologiche, sia alla presenza di significative attività o memorie caratterizzanti quel determinato territorio, ad esempio l’attività produttiva, lo sport invernale della montagna, le tracce e gli itinerari devozionali, l’architettura barocca:

  • Torino Metropoli
  • Le colline del Po
  • Pinerolo e le Valli Valdesi
  • Alpi dell’Alta Val Susa
  • Valli e Terre di Susa
  • Gran Paradiso
  • Valli di Lanzo
  • Ivrea e Canavese

Queste sono le “destinazioni turistiche”. L’obiettivo è quello di dare un’indicazione di base al turista circa il livello di accessibilità di una destinazione per permettere un’autovalutazione da parte di qualsiasi turista con disabilità o con esigenze specifiche. Infatti non basta solo disporre di una catena di risorse turistiche accoglienti e accessibili, occorre anche farle conoscere, mettendo a disposizione del pubblico gli strumenti per informarsi, per conoscere e quindi per poter utilizzare e fruire agevolmente quel territorio e le sue offerte.

 

Una classificazione molto interessante.

Non ci si è fermati solo a questo, ovvero alla definizione delle otto macro-aree urbane ed extraurbane e ai requisiti che concorrono all’accessibilità.

Sono state individuate e classificate, in base alla loro importanza per il turista, gli elementi, che caratterizzano l’esperienza turistica di un luogo, ovvero i diversi “anelli” che devono essere accessibili per poter formare la “catena dell’accessibilità turistica”.

Tali aspetti sono: informazioni, raggiungibilità della destinazione, mobilità durante il soggiorno, ricettività, ristorazione, attività significative per il turista (raggruppate in dieci macro-attività dai musei allo sport allo shopping, alle emergenze storico-architettoniche), attività caratterizzante la “specifica” destinazione turistica (tale attività va ricercata all’interno delle dieci macro-attività prima individuate), servizi turistici, servizi sanitari, servizi generali qualificanti.

A ogni elemento sono stati associati alcuni dei requisiti, prima citati, relativi all’accessibilità: per ogni requisito sono state individuate delle diverse soglie di soddisfacimento, che concorrano al livello finale di accessibilità.

Ad esempio: si prenda l’elemento che costituisce la fase iniziale dell’esperienza turistica ovvero la ricerca di “informazioni”, che è utile e indispensabile per la preparazione del soggiorno.

Per tale fase è richiesto il soddisfacimento di tre requisiti: accessibilità dell’informazione, efficacia dell’informazione, diffusione delle informazioni su accessibilità.

Il requisito “accessibilità dell’informazione” è stato suddiviso in quattro modalità di soddisfacimento, ciascuna con un diverso “valore”, ovvero livello di soddisfacimento, che va da una soglia bassa a una soglia alta: accessibile con proprio mediatore; accessibile con mediazione dell’operatore turistico; accessibile in autonomia ma solo parzialmente e/o per una sola disabilità; accessibile in autonomia per tutte le disabilità. Si sottolinea che la valutazione di accessibilità vuole essere di tipo sintetico cercando gli elementi di unione, di contatto, di conciliazione e di compatibilità tra diversi tipi di disabilità, partendo almeno da quella visiva, uditiva, fisico-motoria.

Quindi ogni soglia è progressiva, parte da un livello minimo di accessibilità e procede con maggiori innalzamenti di accessibilità: la soglia più alta contiene tutte le richieste presenti nei livelli inferiori.

Il passo successivo consisterà nella verifica della “griglia” individuata in uno specifico territorio, per capire le sue effettive possibilità di applicazione generalizzata, le difficoltà, i limiti, le carenze.

LAgenzia Turistica Locale Turismo Torino e Provincia (TTP) presenterà nel dettaglio questa iniziativa e pubblicherà il “Manuale di valutazione della destinazione accessibile”.

 

Di quali tipi di disabilità si è tenuto conto?

Si è cercato di tenere conto delle problematiche relative a varie forme di disabilità ed esigenze particolari e specifiche: ad esempio le esigenze di persone con problemi alimentari e ambientali, le persone che richiedono attenzioni e accorgimenti in relazione alla loro fase evolutiva (ad esempio i bambini), le persone con maggior fragilità fisica, sensoriale, psicologica (come le persone molto anziane), le persone con ridotta/impedita capacità fisica e motoria, le persone con ridotta/impedita capacità sensoriale (visiva, uditiva) e cognitiva.

Si è notato che molte esigenze non sono riconducibili unicamente a un tipo di disabilità, ad esempio aspetti connessi a orientamento, comprensione, ritenzione delle informazioni, riconoscimento spaziale, capacità di affrontare e risolvere problemi, riconoscimento del pericolo etc. possono riguardare sia esigenze percettive e cognitive connesse a disabilità fisiche e sensoriali, sia esigenze specifiche, come quelle di bambini (difficoltà a riconoscere e valutare pericoli) e di anziani (non valutazione corretta di situazioni di pericolo).

 

Dalla sua esperienza e grazie alla forza dell’entusiasmo che si percepisce immediatamente sentendola parlare di questa attività, che cosa si sente di consigliare a una famiglia con un ragazzino disabile che deve organizzare le sue vacanze?

Di scegliere in base al desiderio e al gradimento della famiglia e del bambino/a: scegliere una destinazione o parte di una destinazione (come un albergo) solo perché accessibile non è sufficiente, non funziona. Questa riflessione parte dalla semplice considerazione che le persone con disabilità si muovono esattamente come tutti i turisti, ossia seguendo le proprie aspirazioni, passioni, curiosità e interessi oltre che disponibilità economiche: l’esperienza turistica è infatti sempre la stessa, c’è una fase di preparazione e di visita.

In presenza di un bambino/a con disabilità la famiglia ne deve ascoltare i desideri per organizzare la vacanza e, nel momento della scelta, deve essere attenta anche alla presenza di attività effettivamente fruibili. Ad esempio: un parco gioco offre delle attrattive realmente utilizzabili in sicurezza da bambini con disabilità? Un museo dispone di attività educative e ricreative calibrate anche per bambini con disabilità, dà la possibilità di percorsi brevi e agevoli, si possono toccare alcune opere, la caffetteria è accessibile e così via?

E’ assolutamente indispensabile informarsi, informarsi e ancora informarsi.

Serve un’informazione corretta, affidabile, analitica e quindi l’utente non deve stancarsi di chiedere, chiedere e pretendere, ovviamente con garbo ed equilibrio, di avere descrizioni dettagliate e precise.

Purtroppo la tanto declamata accessibilità sovente è solo un’accessibilità da normativa e molte volte è realizzata con un’interpretazione riduttiva e al ribasso delle normative tecniche per l’accessibilità. Non vengono considerate, ad esempio, le lunghe distanze da percorrere a piedi, ci si può trovare in presenza di accessi secondari difficili da individuare, faticosi da raggiungere, non segnalati.

L’informazione può avvenire, in prima istanza, attraverso i numerosi canali: dai siti web delle associazioni che si occupano di turismo accessibile a quello delle associazioni a difesa e tutela delle persone con disabilità, a quelli degli enti preposti al turismo.

Non basta il “passa parola” relativo all’accessibilità, che spesso è utile, ma non è sufficiente, sia perché le situazioni cambiano rapidamente, sia perché qualsiasi valutazione è sempre calibrata sulle esigenze particolari, specifiche, individuali di quella persona che esprime il giudizio. Ci sono molte fonti, dai siti web degli enti che ho già citato a quelli di varie associazioni. Ma sono importanti, a volte indispensabili i contatti diretti per capire quanto le proprie specifiche esigenze individuali possono essere soddisfatte. A volte la mancata soddisfazione di bisogni, che possono sembrare banali, può “rovinare” una vacanza. Basti pensare a una porta troppa stretta, che non permette di far passare una carrozzina per usare uno spazio comune, alla inadeguata disposizione dei sanitari nei servizi igienici (è sufficiente poco, non servono quasi mai sanitari speciali!), fino alle caratteristiche di forma del letto per consentire di avvicinare un sollevatore e di poterlo usare.

 

Adesso che ci ha aiutato a capire finalmente l’accessibilità, una piccola confidenza. Qual è la sua immagine dell’accessibilità ideale?

Spesso uso una battuta: L’accessibilità perfetta non esiste; così come non esiste il compagno o il marito ideale! E per fortuna che non c’è la perfezione, perché così c’è sempre spazio per entrare in relazione al fine di migliorare, modificare, accomodare, mediare.

Vedi anche: http://blog.materamare.it/2017/02/25/la-comunicativita-ambientale/

Grazie a Eugenia Monzeglio da Area Onlus e da Di.To


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