Dove convivono il serio e il ludico, l’adulto e il bambino, le parole e l’immagine…: intervista a Marina Sutelli

Marina Sutelli è autrice di libri per bambini. Con il marito Fabrizio Barbero, designer,  ha creato nel 2007 il marchio B edizioni design (http://www.bedizionidesign.it) per realizzare libri e applicazioni multimediali per bambini, ma anche laboratori e progetti di comunicazione rivolti alle aziende che realizzano prodotti e servizi per l’infanzia.

Come racconterebbe se stessa, Marina Sutelli?
Sono un operatore sociale e sento di appartenere profondamente a questo ambito. Mi occupo da molti anni di comunicazione sociale con qualche digressione nel campo della formazione. Credo sia stata la mia voglia di comunicare, condividere significati e cercare ciò che si cela dietro alle apparenze a guidarmi verso l’attività editoriale. Gli studi universitari (sono laureata in storia dell’arte) probabilmente spiegano l’interesse per il linguaggio figurativo.

 

E’ nata prima la Marina Sutelli autrice o editrice?
Prima l’autrice. E comunque non ci riteniamo editori: infatti siamo esclusivamente editori di noi stessi. Tutto è iniziato pensando di voler realizzare un libro, il nostro primo Un albero è e dopo avere cercato editori disponibili a scommettere sul nostro progetto abbiamo compreso che solo noi potevamo far nascere, vivere e far comprendere il senso delle nostre idee editoriali. Dalla progettazione alla produzione il passo è stato breve seppur complesso.

 

Ed è nato prima il testo e poi il disegno?
I nostri libri nascono da un’idea complessiva e organica. Non c’è un prima e un dopo, ma un “insieme”, un “durante”. In fondo cerchiamo di ricreare quello che nella realtà accade. Pensiamo, ad esempio, alle emozioni che ci suscita un albero a cui spuntano le prime foglie primaverili: osserviamo l’albero e le sue piccole foglie, i colori e la consistenza, ma nel nostro cervello contemporaneamente si struttura l’architettura testuale di questa esperienza. La semiologia lo ha teorizzato ma il design ha applicato tale visione al progetto, facendola divenire un vero e proprio metodo.

 

Voi citate spesso come maestro e fonte di ispirazione Bruno Munari
Bruno Munari sicuramente sì, ma soprattutto per il suo costante impegno divulgativo e pedagogico. Più che ai maestri pensiamo sia utile guardare alle esperienze e ai “prodotti” creativi. Ad esempio Piccolo blu e piccolo giallo è uno dei libri più straordinari per la sua poesia e per la sua forza narrativa. Sa mettere in forte relazione testo, immagine e contenuto. In questo senso il lavoro di Leo Lionni è un grande esempio. Così come Piccolo uno sa raccontare il legame tra gli esseri senza ricorrere necessariamente a un personaggio umano: Ann e Paul Rand hanno saputo mettere insieme più e diversi messaggi e finalità, utilizzando armoniosamente sia il linguaggio sia l’immagine. Le ispirazioni sono quindi innumerevoli e non necessariamente passate o colte.

 

Fate design per adulti e poi avete iniziato la serie per bambini (quella degli strumenti per misurare il mondo). Fate libri per bambini … a quando i libri per adulti? O per i libri non è il caso di fare una distinzione così netta, sempre pensando a Munari?
Infatti per noi non dovrebbe esserci alcuna distinzione. Ci pare più interessante proporre un percorso emotivo dove l’adulto accompagna il bambino ma, contemporaneamente, l’adulto è accompagnato dal bambino. Chi sta con i bambini e sa mettersi all’altezza dei loro occhi sa che il mondo assume colori, forme, odori e significati particolari: in alcuni casi sconosciuti, in altri dimenticati, talvolta ancora presenti. Leggere insieme quindi fa bene perché mescola le emozioni e i saperi. Ma anche il fare insieme fa bene per gli stessi motivi. È per questo che i nostri libri non raccontano storie ma cercano di offrire spunti per riflessioni, sperimentazioni e per condividere chiavi di lettura alternative. Facciamo un esempio: quanto vale un numero? Questa è una domanda che ci ha posto Francesco, nostro figlio, quando aveva 4 anni. In realtà ci chiese: “4 è tanto o poco?” Questa domanda semplice ci fece comprendere quanto si dia per scontato il valore dei numeri, soprattutto da parte delle persone adulte. Abbiamo cercato di trovare una chiave di lettura attraverso il nostro libro 3 è tanto o poco?, una lettura che può funzionare per tutti, e che in alcuni casi, può stupire o divertire o intenerire.

 

Area Onlus ha appena concluso Vietato Non Sfogliare. Nella vostra attività avrete senz’altro preso in considerazione la questione dell’accessibilità dei libri?
Certamente, anche se non realizziamo libri speciali. Sappiamo infatti quanto siano importanti ma siamo anche consapevoli della loro complessità. Cerchiamo però di porre attenzione e cura ai requisiti della fruibilità e accessibilità. Ci ha fatto pertanto un grande piacere essere stati segnalati in Illustrazioni accessibili – Segni e cuori vicini alla disabilità – Selezione di illustratori vicini al tema del “diversamente abile”, a cura di Gabriella Sperotto – Progetto EASYLI – marzo 2010. Il nostro impegno è quello di utilizzare immagini sintetiche, tratte dalla cultura grafica contemporanea, immagini elaborate con il computer, spesso contaminate con altri linguaggi come la fotografia. Queste scelte in alcuni casi hanno fatto storcere il naso a chi pensa che i libri per bambini debbano essere commentati da illustrazioni realizzate con strumenti tradizionali. Per qualcuno ci sono immagini di serie A e immagini di serie B: il pennello sta nella serie A e il computer nella serie B. Chissà dove si collocano le serie dei multipli fotocopiati da Munari…

 

Altre vostre particolarità e attenzioni: testi non solo narrativi, attenzione a ogni parola e a ogni segno della scrittura, costante blinguismo
Speciale è una parola interessante. Cosa c’è di speciale intorno a noi? Forse quello che passa inosservato, che vediamo tutti i giorni ma che tendiamo a non osservare con attenzione. Può diventare davvero speciale un bottone e la sua piccola storia e se apriamo una scatola di bottoni possiamo scoprire la storia di tutta una famiglia, cani compresi. Ma sono speciali anche le virgole, gli apostrofi e tutta la punteggiatura che nella loro apparente insignificanza e piccolezza danno senso e musicalità ai nostri discorsi. I due esempi sono riferiti ai nostri libri Attacchiamo bottone e Ma che fine hanno fatto. Vorrei infine ricordare che in molti dei nostri libri il testo è bilingue, italiano e inglese, anche in questo caso per offrire ai bambini percorsi di apprendimento multipli e complementari.

 

Quale testo vorreste dedicare ad AREA?
L’ultimo pubblicato, intitolato Con te/With you. Un libro nel quale abbiamo tentato di rappresentare i tanti e diversi modelli di famiglie a partire dal presupposto che “…possiamo fare tante cose ma quelle più belle e divertenti le facciamo con chi stiamo bene, con le persone a cui vogliamo bene e che ci vogliono bene.” Le famiglie sono quelle di tutti i giorni, ma nel nostro libro sono raccontate in un giorno di festa. “Ogni giorno è un giorno importante, ma quando è festa quel giorno diventa speciale. I bambini non vanno a scuola e tutti fanno qualcosa insieme: si gioca, si fanno gite, si legge, si riposa, si va al cinema, c’è tempo per perdere tempo”. Ognuna di queste famiglie, una per ogni ora della giornata, racconta il suo momento speciale e il suo stare insieme in modo speciale. Tante relazioni ma tutte basate sull’amore e sulla reciprocità, sullo stare “Con te”: la giornata inizia con una bambina e il suo papà ai quali manca il latte per la colazione e finisce con una mamma che augura la buona notte alla sua bambina disabile. È difficile raccontare la normalità con rispetto, semplicità e leggerezza.

 

Direi che questo libro è un ottimo esempio di modi di essere che spesso richiamate come “garbo” o “equilibrio”, parole preziose ma a volte un po’ dimenticate…
Il problema è che il garbo e l’equilibrio richiedono un continuo esercizio e quindi fatica. Non siamo noi a poter giudicare se riusciamo a mantenere fede a tali presupposti, certamente è d’aiuto evitare la sovrapproduzione. Tanti libri, tante parole, tante immagini portano a un troppo; lavorare più per sottrazione e complementarietà che per addizione e contrapposizione può aiutare “l’esercizio dell’equilibrio”.

 

Per concludere una vostra citazione che, credo vi descriva bene: “Ci piace pensare a un mondo fatto di e più che di o, a possibilità anche diverse che convivono: il serio e il ludico, l’adulto e il bambino, la persona e il gruppo, le parole e l’immagine, il computer e la matita, il file e la carta, e… e…”
I progetti più belli sono quelli che realizzano i bambini nelle attività di laboratorio. Vorrei ricordarne due.
Nel 2008 in occasione dell’iniziativa Torino capitale mondiale del design abbiamo realizzato in alcune scuole materne cittadine un laboratorio con relativa mostra finale intitolata “La tavola delle meraviglie”. In quell’occasione un bambino ha disegnato un cucchiaio bucato per mangiare la minestra.
Quest’anno con diverse classi seconde della scuola primaria di Torino e provincia abbiamo organizzato un laboratorio, in collaborazione con Flik Flak di Swatch Group, il cui tema è stato “Misurare il tempo – L’orologio della mia camera”. Un bambino ha costruito un aeroplano con le due eliche formanti i quadranti di un orologio (uno per le ore l’altro per i minuti), sulla carlinga ha scritto “Il tempo vola”. Credo che questi due esempi possano farci comprendere quali potenzialità creative riserva il mondo dell’infanzia. Grazie ad AREA per questa occasione di confronto.

 

Grazie da AREA e da Di.To a Marina Sutelli


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