Incontriamo un fallito (siamo proprio sicuri che sia così?) Intervista a Henry Winkler

Henry Winkler è nato a New York ed è famoso prima di tutto, e soprattutto in Italia, come Fonzie in Happy Days; ma il ritratto legato a quel ruolo è riduttivo, dal momento che Henry Winkler ha ricevuto molti premi e riconoscimenti come produttore, regista di programmi per famiglie e bambini ed è l’autore di una serie di romanzi per bambini che ha avuto un grande successo di critica e di pubblico. Inoltre, Henry Winkler si impegna da molto tempo per il benessere dei bambini e collabora con varie organizzazioni.

I libri per bambini, la serie oggi giunta al ventiquattresimo episodio prende il nome dal suo protagonista Hank Zipzer, sono una delle sue attività di cui va più fiero.
Hank è un bambino molto particolare immerso in una vita troppo normale: le sue difficoltà di apprendimento sono un enorme ostacolo per lui e per il momento non riesce a immaginare che proprio quelle gli riserveranno un brillante futuro.

La storia di Hank e la tua hanno parecchio in comune, con la differenza che tu hai scoperto tardi di essere dislessico. Come è successo e cosa hai provato?

Tra le due storie ci sono alcune analogie, ma non molte. Perché io avevo 31 anni quando mi è stata fatta la diagnosi. E’ successo quando hanno fatto i test a mio figlio più grande e in quell’occasione mi sono accorto che tutto quello che dicevano di lui valeva anche per me. Così solo a quell’età ho scoperto di non essere stupido o pigro, ma che c’era di mezzo un problema che si chiamava dislessia. E ho provato una grande rabbia, in un primo momento, perché c’era dietro una storia di litigi, derisione, castighi: non potevo uscire con gli amici e nel fine settimana dovevo stare a casa seduto alla mia scrivania. Ma tutto questo era inutile perché tanto non ce la facevo.

 

Nei libri tu descrivi le difficoltà associate alla dislessia che Hank deve affrontare con grande precisione: la “lotta quotidiana” contro l’ortografia (lo spelling), la tendenza a distrarti … con alcuni dettagli “Se scarabocchio mi concentro meglio” … e con una visione piuttosto umoristica della vita. Questo facilita l’identificazione dei giovani lettori con il protagonista ed è decisamente utile, non credi?

Questo è un grande complimento; è stata una grossa soddisfazione il fatto che i bambini mi scrivessero per dirmi: “Come fai a conoscermi così bene?” Non potevano credere che qualcun altro li capisse fino a quel punto. Poi aggiungevano: “Sei molto divertente”. Perché questi libri sono prima di tutto divertenti, non sono stati scritti per aiutare i bambini, ma per farli ridere. E anche la versione italiana seguirà questa linea: [N.d.T. il primo tradotto in italiano Hank Zipzer e le cascate del Niagara] il libro è in vendita solo da quattro giorni, ma già ieri un’insegnante ha ricevuto un sms da una mamma di un bambino con disturbi dell’apprendimento che diceva più o meno così: “Mio figlio ha finito il libro, prima non ne aveva mai letto uno fino in fondo e ora sta aspettando il secondo.” Quel ragazzino ha letto il libro in un giorno e mezzo circa. Questo è un ottimo risultato, con la traduzione non si è perso nulla.

 

A scuola eri un disastro, prendevi voti molto bassi, ma nella vita hai preso un bel “10”. Questo rovesciamento è scritto nel destino di tutti i bambini con disturbi dell’apprendimento. Ma nel frattempo devono affrontare un profondo senso di frustrazione e di fallimento. Cosa suggerisci per superare la derisione e la depressione che ne derivano?

A volte mi chiedo se sarei a un tavolo come questo se non avessi dovuto combattere con le mie difficoltà di apprendimento. Può darsi che il fatto di aver imparato a venirne fuori, mi abbia dato una grande forza. La vita è piena di frustrazioni, sia che tu riesca a imparare facilmente sia che non ci riesca. Ma il punto cruciale è che devi andare incontro al tuo destino, devi aver ben chiaro in mente cosa vuoi. Ogni bambino ha qualche grande dote. Quando la scopre, niente lo ferma più.

 

Questo passaggio inatteso è guidato dal talento. Tu hai imparato questa lezione dal tuo insegnante di musica, mister Rock, e la racconti in uno degli episodi di “A brand new me”  [N.d.T. un altro libro per ora non disponibile in italiano, il titolo si può tradurre “Io, nuovo di zecca”]. Quanto è importante per un ragazzo dislessico incontrare a scuola qualcuno disposto ad ascoltarlo, a considerarlo come una persona e non solo come uno studente?

Diventa la ragione della vita. Incontrare qualcuno che ti capisce come un individuo nel suo insieme è il più grande regalo che si possa ricevere nella vita. Ti trasforma, ti fa passare dal sentirti giù al provarci di nuovo. Il compito dei ragazzi con difficoltà di apprendimento è di fare in modo che la loro autostima sia sempre alta. Perché loro lo sanno benissimo quando non sono andati bene a scuola, e si abbattono. E quando un bambino si deprime, la mente si chiude, quando si sente forte rifiorisce.

 

Nella storia di Hank, quanto proviene dalla tua esperienza personale e quanto è frutto della tua immaginazione? Per intenderci, davvero è successo che la tua pagella sia finita in un tritacarne? O che invece di scrivere il tema sulle cascate del Niagara che l’insegnante ti aveva assegnato, tu abbia costruito un modellino? O ancora che tu abbia trovato scuse incredibili per evitare i compiti a casa, del tipo di quelle che leggerò perché sono troppo divertenti: “I miei pensieri sono dominati da alieni che mi costringono a scrivere in lingue strane, la tastiera del mio computer ha perso undici lettere e tutte le vocali, ho una grave forma di allergia per i fogli a righe?” E’ fantasia o realtà?

Il novanta per cento è il risultato di emozioni vissute. Ma non ho allagato la mia classe con il modellino delle cascate del Niagara, la mia aula non è mai diventata una specie di lago. La pagella non ha fatto quella brutta fine e mia madre era una pessima cuoca, diversamente dalla mamma di Hank. Mia madre faceva i tipici dolci tedeschi al cioccolato completamente piatti, invece che lievitati. Invece la professoressa Adolph del libro è tale quale la mia.
Comunque, quando lavoro con la mia coautrice Lin Oliver, se quello che scriviamo non ci fa ridere, lasciamo perdere lo spunto. Per noi è fantastico far ridere un bambino.

 

Gli insegnanti di Hank e il direttore della scuola sono gli stessi tuoi?

Gli insegnanti e il direttore erano gli stessi. In particolare mister Rock mi ha detto una frase che porterò sempre dentro di me: “Winkler, vedrai che ce la farai.”

 

Pensi che a scuola qualcosa stia cambiando? In questo caso quale ruolo hanno avuto o avranno iniziative e campagne, come quella in cui sei impegnato My way! Campaign?

Le cose a scuola non sono poi così tanto cambiate. Dovunque io vada – Italia, Inghilterra, Scozia, Irlanda, Stati Uniti – i bambini sono gli stessi dovunque. Vogliono andare bene a scuola, ma uno su cinque è dislessico. E’ così, ma loro devono sapere che ognuno di loro è fantastico, che la loro mente è fantastica. Ci sono degli insegnanti che dicono: “Hai letto malissimo.” Giusto per incoraggiare, magari di fronte a tutta la classe. Altri dicono: “Alla tua età, questo dovresti saperlo.” Io non sapevo la matematica allora, non la so oggi, non la saprò mai. Gli insegnanti devono rendersi conto che questi ragazzi non fingono, è la loro reale situazione, che è anche ereditaria. A volte i genitori sono imbarazzati: “Mio figlio non potrà mai frequentare le scuole migliori! Mia figlia fallirà!” invece che: “Li abbiamo avuti, sono il nostro dono!”

henry e maria rosa low

Abbandoniamo per un attimo il discorso sulla scuola – che resta comunque l’incubo di ogni ragazzo dislessico – per parlare di relazioni tra persone nel loro insieme. Hank ha degli amici fantastici e veri. Questo capita davvero a dei ragazzi dislessici o è quello che loro si augurerebbero per se stessi?

Gli amici di Hank non sono dislessici. Questi amici sono molto bravi a scuola, ma vogliono bene a Hank perché lui li fa ridere e quindi loro lo proteggono. I lettori ci scrivono dicendo: “Siamo contenti che Hank abbia degli amici che non lo giudicano.” Per cui ho detto ai bambini: “Guardate, è molto facile prendere in giro qualcuno, ma è altrettanto facile pensare che ci si può aiutare reciprocamente e stare bene insieme.”

 

Anche in Happy Days emerge l’importanza dell’amicizia. Tu proponi, sorridendo, una visione molto positiva dell’amicizia. Tra l’altro, questa è una delle chiavi del successo personale di Fonzie.

L’amicizia era molto importante per me in quanto attore e per me come persona. Ma anche per Hank e per Fonzie. Ho costruito Fonzie come un personaggio leale, che ci tiene ai suoi amici. Questo era un elemento fondamentale. Penso che gli amici sono una linfa vitale; rendono più piena la tua vita.

 

Per finire, parliamo di un altro elemento chiave del successo di Fonzie, i tuoi leggendari “Hey”. Si dice che erano un trucco per sopperire alla tua difficoltà di memorizzare il copione…

Non è così. Mi era difficile leggere, ma facile ricordare. Usavo “Hey” and “Wow” per ridurre il linguaggio parlato, perché il personaggio di Fonzie parlava troppo. Per renderlo figo ho eliminato delle parole e le ho sostituite con quelle esclamazioni. Secondo l’intonazione esprimevo interi paragrafi.

 

Che comunque si sono rivelate una formidabile strategia di successo personale. Incredibilmente, anche nell’approccio alle ragazze. Non erano versi di Shakespeare, ma funzionavano. Possiamo considerarle un bell’esempio di come i ragazzi in generale, ma soprattutto quelli che con la dislessia, abbiano una straordinaria abilità di escogitare soluzioni creative anche nelle situazioni più difficili?

Sì, assolutamente. Ciascun bambino ha qualcosa di grande dentro, ha uno straordinario talento. Comunque sia il suo futuro: coltivare banane, fare il meccanico o il dottore o il cantante. In ogni caso il mondo avrà bisogno del suo talento. Io racconto sempre la storia del mio nipotino che ha un anno e adora le banane. Noi la spezziamo e lui ne prende metà, poi se la spiaccica sulla faccia. E’ meraviglioso guardarlo, io ho bisogno di qualcuno che coltivi banane.

 

Quello che Henry Winkler ha detto in questa intervista in esclusiva è un motivo di grande speranza per le famiglie e i bambini che vivono dei problemi e per questo AREA gli è grata.


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