La risonanza descrive l’ADHD

Gli psichiatri del King’s College di Londra hanno riesaminato i dati disponibili nella letteratura scientifica sulla possibilità di evidenziare con la risonanza magnetica le alterazioni funzionali a carico dei circuiti nervosi presenti nel disordine da deficit di attenzione e iperattività (ADHD). In particolare, si sono concentrati sugli studi che avevano esplorato con la risonanza l’attivazione di specifiche aree cerebrali durante compiti (task) di inibizione, per esempio stimoli motori “go/no-go” oppure “stop”, e durante compiti di attenzione, come gli stimoli che misurano la capacità attentiva prolungata o l’attenzione visuo-spaziale. Hanno inoltre verificato se le risposte registrate dalle immagini si modificassero in relazione all’età o all’uso di farmaci. Dai 21 studi che avevano esplorato compiti di inibizione (287 pazienti con ADHD e 320 soggetti di controllo) e dai 13 studi relativi a compiti di attenzione (171 e 178, rispettivamente) è emerso che i pazienti con ADHD avevano effettivamente, rispetto ai soggetti di controllo, una ridotta attivazione di varie aree cerebrali. L’impiego a lungo termine di farmaci stimolanti del sistema nervoso centrale produceva un’attivazione dopo compiti di attenzione più simile a quella dei soggetti di controllo. Erano inoltre evidenti modificazioni età-dipendenti.
Lo studio chiarisce che nell’ADHD sono presenti alterazioni funzionali esplorabili con la risonanza magnetica e modificazioni in relazione sia alla maturazione del sistema nervoso con l’età sia agli effetti dei farmaci utilizzati per il trattamento dell’ADHD.

Bibliografia: Hart H, Radua J, et al. Meta-analysis of functional magnetic resonance imaging studies of inhibition and attention in Attention-deficit/Hyperactivity Disorder. Exploring task-specific, stimulant medication, and age effects. Arch Gen Psychiatry 2012. doi:10.1001/jamapsychiatry.2013.277.


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